Un
consiglio al "Mario Lupo": quando si sbaglia è meglio riconoscerlo
I
fatti avvenuti nel corso della commemorazione del 25 aprile a Parma sono ormai
abbastanza noti, ma essendo stati spesso sommersi dai commenti, è il caso
di ricordarli.
Al
termine della manifestazione è avvenuta una contestazione del discorso
del Sindaco Ubaldi, animata prevalentemente, ma non solo, dai simpatizzanti del
"Mario Lupo" (il centro sociale fatto sgomberare dal Comune). La contestazione
è stata accompagnata dall'esposizione di due striscioni contenenti minacce
ad altrettanti esponenti di Allenza Nazionale: "Moine nelle foibe",
"Mora al muro", oltre che un cartello in cui si diceva "Ubaldi
vattene". Questa contestazione ha suscitato la dura reazione di Mirka Polizzi
e di altri esponenti ufficiali che hanno invitato i contestatori ad andarsene
dalla piazza. C'è stato qualche momento di forte tensione ma per fortuna
sono stati evitate conseguenze più gravi.
Riportiamo
sotto il lungo documento con cui il "Mario Lupo" motiva le ragioni della
contestazione del 25 aprile. Argomenti che potrebbero essere largamente condivisi
da uno schieramento assai più ampio e proprio per questo si dovrebbe riflettere
sul fatto che alla fine la protesta, per alcune scelte che sono state fatte, abbia
isolato i promotori nell'opinione pubblica democratica.
Dobbiamo
anche rilevare quello che non abbiamo condiviso dell'intervento in piazza Garibaldi.
Per
noi il dissenso di principio riguarda i cartelli contenenti minacce agli esponenti
di Alleanza Nazionale. Riteniamo quei cartelli inaccettabili e il loro contenuto
estraneo ai valori dell'antifascismo. L'antifascismo non è un fascismo
rovesciato. Non è l'applicazione dei metodi del fascismo rivolta ai fascisti
anzichè ai democratici. L'antifascismo è radicalmente altro dal
fascismo, perchè afferma principi di libertà, di convivenza democratica
e civile, di affermazione dello stato di diritto. Così come l'esaltazione
acritica della violenza (le foibe, ad esempio, una vicenda che è parte
del dramma della guerra) non è affatto un elemento dell'antifascismo. La
Resistenza è ricorsa alla violenza come condizione necessaria e inevitabile
per mettere fine alla guerra e alla sopraffazione. L'ha considerata una dolorosa
necessità ed anche in questo è stata espressione di una cultura
diversa dal fascismo.
Noi
crediamo che il "Mario Lupo" debba riconoscere pubblicamente l'errore
commesso esponendo quei cartelli. Rifondazione Comunista ha operato sulla critica
della cultura (o subcultura della violenza) una scelta netta che è a tutti
nota. Non è detto naturalmente che la si debba condividere nei modi e nei
termini in cui è stata espressa, ma sarebbe utile per tutti una riflessione
critica sui danni che le culture "violentiste" hanno prodotto e producono.
E'
giusto
lanciare l'allarme per la ripresa di attivismo di ambienti dell'estrema destra
che ha trovato alimento anche nelle operazioni di "revisionismo" storico
che cercano di mettere sullo stesso piano resistenza e fascismo repubblichino
e nel rifiuto di una parte consistente della coalizione di centro-destra di considerare
l'antifascismo come un valore. Ma per questo occorre unire le forze dell'antifascismo
e non dividerle. Un impegno che dovrebbe valere per tutti i democratici.
«Loro
disegnano le svastiche e le croci celtiche »
Nella
giornata di martedì, come assemblea permanente dello spazio sociale Mario
Lupo, insieme alle altre componenti del movimento cittadino, abbiamo partecipato
con un nostro spezzone al corteo in memoria del 25 aprile. Lo spezzone, che ha
visto un'ottima partecipazione, era aperto da due striscioni che riportavano le
scritte: " Parma è antifascista - il Mario Lupo si riconquista";
il nostro intento era ricordare l'infame sgombero del 7 ottobre, di riaprire una
campagna per la riappropriazione dello spazio sociale e riportare alla memoria
che quello che hanno tentato di cancellare è un luogo che ha sempre portato
il nome di un comunista ucciso nel 1972 proprio dai fascisti e che per trent'anni
è stato punto di riferimento del movimento antifascista di Parma.
Evidentemente
già queste due frasi hanno scaldato gli animi degli esponenti delle "democratiche"
istituzioni in piazza Garibaldi, dove abbiamo anche esposto tre piccoli striscioni
contro il sindaco ( che ha ordinato gli sgomberi del Mario Lupo e delle case occupate,
e proprio oggi, 26 aprile, ne ha fatta sgomberare un'altra) e contro due esponenti
di Alleanza Nazionale che siedono affianco a lui sulle poltrone del governo della
città. Questi due esponenti politici, hanno sempre fermamente appoggiato
e richiesto gli sgomberi di tutti gli spazi occupati e ancora oggi si permettono
di dichiarare pubblicamente che l'uccisione di Mario Lupo è in realtà
un delitto di gelosia, di fatto giustificando e mistificando l'avvenimento di
chiara matrice politica. Questi signori, che durante la Resistenza non avrebbero
avuto tanta fortuna, fanno parte dello stesso schieramento ideologico degli autori
di tutte quelle scritte contornate di svastiche e celtiche che hanno riempito
i muri della città in queste settimane, imbrattando anche la Moschea di
Parma e la targa ai caduti durante la Resistenza. Questi signori, insieme ad Ubaldi
fanno parte dello schieramento istituzionale che appoggia le bombe sulla popolazione
irachena. Questi signori, hanno partecipato alle elezioni con i fascisti e i razzisti
di Forza Nuova, Alternativa Sociale e Lega Nord, ma il sindaco di Parma, Elvio
Ubaldi, che in questi giorni ha indossato la maschera dell'antifascista, dimentica
facilmente tutto questo, restando in linea con il clima di riappacificazione nazionale,
del tutto strumentale solo a logiche di potere.
Questa, per noi oltre
ad essere una forma di revisionismo, di distorsione del vero carattere politico
della storia, è una grossissima ipocrisia da parte di entrambi gli schieramenti,
probabilmente antifascisti e democratici solo per un giorno all'anno. In piazza,
preoccupati più della forma che non dei contenuti, di mantenere intatta
la vetrina della commemorazione, dopo averci più volte (democraticamente)
provocati, ci hanno mandato (democraticamente) le forze dell'ordine nel tentativo
di cacciarci dalla piazza, ma quando ha preso la parola dal palco il sindaco,
ci siamo accorti che in realtà molta gente era spontaneamente con noi a
contestare le politiche antisociali della giunta, così, fischi, urla e
slogan hanno finito per accompagnare ogni passaggio del suo discorso.
Oggi
sui giornali e nelle dichiarazioni ovviamente non vengono spiegati questi contenuti
che stanno dietro alle contestazioni, poiché evidentemente fanno male.
Ci chiamano delinquenti, facinorosi e addirittura squadristi (!) il che non può
non ricordarci che anche i partigiani furono chiamati banditi, peccato però
che abbiano poi fatto la Liberazione dell'Italia dal nazi- fascismo.
Sarebbe
ora che gli antifascisti più anziani, ovvero coloro che hanno direttamente
concluso la dittatura fascista e hanno più a cuore la salvaguardia della
memoria della lotta partigiana, tirassero la testa fuori dalla sabbia prendendo
le distanze da chi in realtà democratico non è, prendendo una chiara
posizione di fronte all'esistenza di realtà neofasciste (spesso fi nanziate
e coperte dai fascisti in doppio petto) in preoccupante e costante espansione,
di fronte alle sempre più numerose manifestazioni pubbliche autorizzate
ai nostalgici del ventennio, di fronte alle continue aggressioni contro gli immigrati
e persone di sinistra e contro la criminalizzazione degli antifascisti più
giovani.
Su tutto questo, dai palchi ufficiali ovviamente non viene espressa
nessuna parola, come se la Liberazione fosse stata mummificata in un passato che
non contiene più nulla di concreto. Ieri abbiamo aperto questa contraddizione,
ricevendo solo insulti dalle forze politiche istituzionali, ma le componenti del
movimento cittadino, sono presenti quotidianamente a mantenere vivi i valori di
solidarietà e di libertà della storia partigiana, con il sostegno
concreto a tutti coloro che cercano di riappropriarsi dei propri diritti e bisogni,
perché "ora e sempre Resistenza" non sia solo una frase astratta.
Assemblea permanente dello spazio sociale Mario Lupo