Il Pablo Rosso
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IRAQ

Marx in Iraq

Intervista a Hamid Majid Moussa, leader del Partito Comunista Iraqeno

di Mohamed El-Anwar

(da Al-Ahram Weekly)

Mohamed El-Anwar ha parlato a Bagdad con Hamid Majid Moussa, leader del Partito Comunista Iraqeno.

Il Partito Comunista Iraqeno (PCI), conosciuto anche come Unione del Popolo, ha ottenuto due seggi nell'Assemblea nazionale interimaria. Vedete un futuro per il PCI in Iraq?

Naturalmente il PCI ha un futuro. Nessun partito continuerebbe ad operare se non fosse convinto di di avere un futuro. Quello che è crollato non era il comunismo, ma regimi che hanno distorto il comunismo deviando dai principi basilari del pensiero comunista: principalmente l'umanesimo, la democrazia e la giustizia sociale. Quei regimi hanno trasformato il socialismo in una pratica autoritaria e burocratica. Essi hanno operato come se fossero al di sopra del popolo, si sono rifiutati di ascoltare il popolo, hanno concentrato il potere nelle mani di uno solo o di pochi individui e hanno disprezzato la creatività intellettuale e l'opinione collettiva, creando così le ragioni della loro caduta.

In Iraq, credo che il nostro partito abbia una base molto ampia. Questa è la ragione per cui il PCI è stato capace di superare tutti i colpi degli apparati repressivi e tutti i crimini commessi contro di esso durante i 71 anni del passato del partito.

In certi periodi, quando il clima politico era favorevole, il PCI era la più grande forza politica nel paese. Quando è stato sottoposto a genocidio, tramite esecuzioni e assassinii dei suoi dirigenti e membri, e quando i suoi aderenti sono stati esiliati o costretti a fuggire il paese, il partito è stato indebolito. Alcune tracce di questa debolezza restano anche oggi. Ma in questo momento noi stiamo ricostruendo il PCI, con il beneficio della nostra eserienza e delle esperienze a livello internazionale.

Io credo che noi abbiamo fatto dei progressi, nonostante pressioni faziose e settarie. Il PCI è riconosciuto come una forza politica. Il ruolo del PCI e la sua importanza per il paese sono superiori al numero dei suoi iscritti o dei suoi voti. Il tempo lo dimostrerà. Anche se avessimo vinto un solo seggio, il PCI sarebbe ancora una forza riconosciuta e con la quale fare i conti. Il PCI non ha mai rifiutato l'alleanza con forze politiche contrarie alla dittatura e al dispotismo e favorevoli ad instaurare un Iraq democratico e pluralistico.

Come vedete l'occupazione dell'Iraq guidata dagli Stati Uniti?

Noi siamo contro l'occupazione oggi ed eravamo contro la guerra in passato.

Prima di tutto, come partito, noi abbiamo iniziato la nostra lotta lavorando contro la dittatura. Quando le cose si sono aggravate, noi abbiamo aggiunto al nostro programma le parole "No al blocco, No alla dittatura". Quando hanno cominciato a rullare i tamburi di guerra, noi abbiamo lanciato lo slogan "No alla guerra". Quando la guerra ha avuto inizio, noi non potevano fermarla, ne potevano altri, nonostante i nostri ammonimenti. Saddam è stato rovesciato.

Noi sosteniamo la democrazia e ci opponiamo all'occupazione. Questa è la nostra posizione.

E tuttavia è stata l'occupazione che vi ha dato legittimazione e il vostro attuale status.

L'occupazione non ci ha dato legittimazione. L'occupazone non ha dato legittimazione a nessuno.

Noi abbiamo ottenuto la nostra legittimazione attraverso la nostra presenza nelle strade. Loro hanno ignorato la nostra presenza per un certo tempo, e poi hanno verificato che siamo una forza che esiste nelle strade dell'Iraq e che non può essere ignorata.

Siete disposti ad allearvi con le forze islamiche?

Dove ci sono priorità nella questione delle alleanze noi iniziamo con quelli che sono più vicini a noi, il centro kurdo, che è un centro democratico. Noi siamo parte della lista kurda, insieme al Partito Comunista Kurdo; un partito che ha stretto un alleanza con altri partiti kurdi all'interno di una lista unificata, una lista kurda.

E' possibile per noi entrare in alleanze con forze islamiche fintanto che queste forze credono nella democrazia, nella fine dell'occupazione, e nell'instaurazione di un Iraq, pluralista, federale e unionista.

Noi abbiamo le nostre differenze ideologiche con le forze islamiche, e queste differenze possono essere risolte. Noi abbiamo una relazione operativa con il Partito Islamico dell'Iraq e con il Partito Daawa. Le nostre differenze idelogiche non impediranno la nostra cooperazione politica. Noi siamo alleati con Jalal Talabani e Masoud Barzani. Ciò che è necessario ora non è di alimentare le differenze e accendere le dispute ma - come tutti convengono - continuare a lavorare insieme, cooperando, coordinando e mantendendo l'alleanza tra tutte le forze che prendono parte al processo politico e cooperano all'opposizione.

Inoltre, c'è un accordo che quei partiti non rappresentati nel nuovo parlamento non devono essere esclusi dai posti di governo o dai comitati che stanno riscrivendo la Costituzione. La situazione in Iraq non ha bisogno di alimentare inutilmente dei conflitti. Noi non stiamo discutendo opzioni sociali, ma cercando di costruire un paese che è stato distrutto e uno Stato che è stato ridotto in pezzi.

Mi lasci dirle questo. Non ci stiamo gettando nella lotta per avere questo o quel posto. Tutti vogliono avere un ruolo chiave. Questo dobbiamo aspettarcelo finchè seguiamo la strada delle elezioni e della libertà. Ma da questo non discende che coloro che hanno una significativa forza parlamentare abiano il diritto di dominare o monopolizzare il potere. I problemi dell'Iraq sono di una dimensione e di una complessità che nessun singolo partito o lista da solo può risolverli tutti.

La cooperazione è un fatto della vita che si impone ad ogni forza politica, al di là della quota di seggi.

Come vedete le operazioni attualmente messe in atto contro le forze USA in Iraq?

La resistenza è un diritto legittimo di ogni nazione. Questo non si può negare. Tuttavia, la resistenza non è necessariamente una questione militare. Quando diciamo resistenza, dobbiamo rispondere a due questioni: che cosa vogliono ottenere certe forze attraverso contro-operazioni militari e quali metodi stanno usando?

Se queste forze vogliono realmente mettere fine all'occupazione e adottare un sistema democratico, e se esse stanno utilizzando mezzi onorevoli per raggiungere questo obbiettivo, allora sono forze legittime di resistenza nazionale. Ma se sono ipocrite e ingannevoli nella loro inimicizia verso l'imperialismo, se vogliono restaurare la defunta dittatura, instaurare un altro dispotismo, o creare un sistema medievale attraverso le bombe, gli assassinii e i rapimenti, allora esse non sono forze di resistenza.

Questo può spiegare la nostra posizione su operazioni che sono atti di terrore e di sabotaggio. Ditemi se non ci sono altri mezzi di resistenza che bombe e armi? Essi vogliono il potere. E' così semplice. Noi cercheremo di restaurare la calma e la stabilità nelle strade dell'Iraq, così che il popolo possa vivere normalmente, mantenere la fermezza e - con l'aiuto delle comunità internazionali, arabe e islamiche - costringere le forze straniere ad andarsene.

Gli americani, me lo lasci dire, non sono portatori di democrazia. Qualsiasi nazione che immagini che la democrazia possa arrivare come regalo dalle forze straniere, o anche dai governanti della propria nazione, si sbaglia, perchè la democrazia non può essere imposta. Questi atti aiutano a giustificare l'occupazione, perchè rinforzano l'argomento che la sicurezza è instabile. Gli americani, lo sappiamo tutti, sono motivati dai loro interessi, dalle loro considerazioni strategiche e dagli interessi dell'America come regime.

Qui non abbiamo illusioni. Ma quando ci sono sviluppi che sono in accordo con i nostri obiettivi noi facciamo distinzione tra il buono e il cattivo e utilizziamo le cose in nostro favore.

Qual è il vostro giudizio complessivo sulla condotta dell'America?

Gli americani hanno iniziato e sono stuttora in uno stato di confusione politica e di caos in Iraq. Certamente, essi hanno una strategia generale, che è di rimodellare la vita politica iraqena per promuovere i loro interessi. Ma parlando tatticamente, gli americani si sono messi in una situazione difficile e hanno messo in pericolo le loro finalità e molti dei loro alleati.

La situazione attuale in Iraq lo dimostra a sufficienza. L'amministrazione e gli errori degli americani, non hanno aiutato il popolo iraqeno a scegliere bene, usare la ragione e ritornare alla normalità.

Ci fosse stata stabilità, fiducia, assenza di disoccupazione e di altri problemi - come fiammate di conflitti settari - la situazione sarebbe differente.


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