La
mozione del centro-sinistra in materia di missioni militari all'estero
La
Camera dei Deputati, premesso che
la vocazione di pace del nostro popolo, autorevolmente
espressa dall'art.11 della Costituzione, deve essere il principale riferimento
delle scelte di politica estera dell'Italia e del ruolo che il nostro Paese intende
svolgere per promuovere una comunità internazionale basata sullo sviluppo
e la solidarietà tra i popoli, sul multilateralismo e sul rispetto del
diritto internazionale;
il rafforzamento delle grandi organizzazioni internazionali,.
partire dalle Nazioni Unite, e la
scelta per il multilateralismo rappresentano
gli strumenti privilegiati per realizzare una politica estera che persegua attivamente
l'obiettivo di equità e giustizia sul piano internazionale, sulla base
di un equilibrato assetto multipolare, la prevenzione dei conflitti ed una vera
ed efficace lotta contro il terrorismo;
è indispensabile che l'Italia
riguadagni una dimensione globale alla propria politica estera.
tornando a
volgere lo sgurdo con maggiore attenzione alle grandi nazioni emergenti, come
la Cina, l'India, il Brasile. Ricercando un protagonismo più efficace nelle
aree cui è maggiormente legata per storia e posizione geografica, come
il Mediterraneo, il Medio Oriente, i Balcani, e insieme verso i continenti che
più richiedono una politica di pace, partenariato e sviluppo, come l'Africa;
il nostro Paese deve assumere un nuovo ruolo di impulso e stimolo sulla grande
questione della proliferazione nucleare rispetto alla quale occorre evitare, attraverso
il dialogo e la diplomazia che nuovi Stati li dotino di tecnologia nucleare bellica,
ma nel contempo occorre riprendere e rilanciare l'obiettivo, trascurato dopo la
fine della guerra fredda, della riduzione di tutti gli arsenali nucleari;
l'Italia
è impegnata a mantenere alto il proprio impegno nella lotta contro la pena
di morte, contro la tortura, per la promozione dei diritti delle donne e per la
protezione dei bambini
nei conflitti armati;
nell'attuale contesto
internazionale di fronte alle gravi sfide che abbiamo di fronte, la ricerca della
pace non può prescindere dalla creazione di un ambiente di sicurezza globale,
necessario a rafforzare le dinamiche democratiche dei singoli paesi, a migliorare
le prospettive di sviluppo dei popoli e dare maggiore autorevolezza ad un'azione
delle organizzazioni internazionali basata sul diritto;
per ottenere tale risultato
ciascun paese è impegnato a contribuire in proporzione ai propri mezzi
e alle responsabilità che assume nella comunità internazionale è
prioritario valorizzare i mezzi preventivi di risoluzione delle controversie e
ridurre l'uso della forza a ultimo strumento possibile di fronte agli atti di
aggressione e minacce alla pace;
costruire la pace significa anche porre
su nuove basi l'impegno dell'Italia per la cooperazione allo sviluppo al fine
di perseguire gli "Obiettivi del Millennio", riconoscendo e valorizzando
il ruolo degli attori della società civile, dalle organizzazioni non governative,
delle Università, delle Regioni e degli Enti Locali, che devono essere
protagonisti dello sviluppo del partenariato internazionale;
il ricorso allo
strumento militare, compatibile con lo stesso alt. 11 della nostra Costituzione
in quanto conseguente alla partecipazione dell'Italia ad organizzazioni internazionali
volte alla tutela della pace, può avvenire solo nel rispetto dei criteri
di legittimità dell'uso della forza, proposti dalle stesse Nazioni Unite:
gravità della minaccia, scopo appropriato, ultima risorsa, proporzionalità
dello strumento e analisi delle conseguenze;
in questo orizzonte la scelta
di intraprendere ovvero proseguire missioni militari all'estero deve essere coerente
con detti principi, in particolare con il quadro di legalità e legittimità
internazionale
in cui sono state decise, con l'evoluzione della situazione politica internazionale
e soprattutto con l'espressione della volontà autonoma degli Stati e dei
popoli presso cui l'Italia è chiamata ad operare;
le nostre missioni
militari, svolte con apprezzata professionalità, riconosciuta competenza,
capacità
di relazioni umane dalle Forze armate, debbono dunque essere finalizzate alle
esigenze di sicurezza, controllo del territorio, tutela dei diritti umani, promozione
della democrazia, stabilizzazione per favorire processi di costruzione delle istituzioni
statali e locali;
diversamente da quella in Iraq, le altre missioni all'estero
si iscrivono nell'attività di peace-keeping e monitoraggio decisa da istituzioni
internazionali ovvero tra quelle di semplice
assistenza alle forze dell'ordine
dei paesi in cui operano, come nei casi dei nostri militari attivi in Sudan, Somalia,sul
confine tra Etiopia ed Erirea, in Palestina, Sinai, Libano, Kashmir, Aibania e
per le missioni in Bosnia e Macedonia;
nello stesso spirito e con i medesimi
obiettivi di stabilizzazione, assistenza alle locali forze di polizia e garanzia
di pacifica convivenza tra la popolazione serba e quella aIbanese, si
continuano
a svolgere le nostre missioni in Kosovo, dove la presenza europea e italiana continua
ad essere indispensabile per la tutela delle minoranze e del patrimonio culturale
e religioso di quei popoli;
in Afghanistan, agli aspetti positivi del risveglio
democratico del popolo afghano, visibile in particolar modo nella rinnovata partecipazione
femminile alla vita sociale e politica, e l'alIontanamento della dittatura integralista
dei Talebani, si affianca una situazione di evidente criticità, caratterizzata
dalla difficoltà di stabilizzazione e di rafforzamento delle istituzioni
democraticamente elette, dalla persistenza di aree ancora controllate dai Talebani
e altri gruppi armati, dalla permeabilità dei confini del Paese a infiltrazioni
di gruppi terroristici;
è opportuna la costituzione di un Comitato
parlamentare per il monitoraggio permanente delle missioni internazionali di pace
in cui è impegnata l'Italia che consentirà al Parlamento - attraverso
di missioni in Ioco e avvalendosi del contributo di personalità della società
civile e di operatori umanitari impegnati nelle aree interessate - di verificare
in maniera costante e puntuale il perseguimento degli obiettivi definiti dal Parlamento
e dal Governo;
preso atto positivamente
che il Governo ha programmato
la conclusione della missione Antica Babilonia in Iraq, nato in conseguenza di
un intervento militare deciso in violazione di norme del diritto internazionale,
ed è impegnato a provvedere al ritiro integrale del contingente militare
italiano;
che in territorio afghano l'Italia non è più in aIcun
modo impegnata militarmente nell'ambito della missione Enduring Freedom, essendo
ormai il contributo italiano a questa iniziativa limitato alla presenza di unità
navali nel Golfo arabico;
che il Governo si è impegnato a sostenere
gli interventi decisi dalla comunità internazionale a favore della regione
del Darfour volti al miglioramento delle condizioni di vita della popolazioni
e allo sviluppo sociosanitario a vantaggio delle fasce più deboli;
impegna
il Governo
a promuovere nelle sedi internazionali competenti, in special modo
nell'ambito delle Nazioni unite e della Nato:
una riflessioni sulla strategia
politica e diplomatica che deve accompagnare la presenza internazionale in Afghanistan
per assicurare che l'azione di stabilizzazione, controllo del territorio e il
sostegno alle forze dell'ordine afgane si muova lungo un percorso di normalizzazione
e pacificazione del Paese, con obiettivi e passaggi definiti che prevedano in
prospettiva I'affidamento esclusivo al Governo sovrano di Kabul della responsabilità
del mantenimento della pace e dell'ordine sul territorio afgano;
una verifica
sull'impegno e la presenza internazionale in Afghanistan, valutando risultati
ed efficacia delle missioni e delineando un percorso chiaro di rafforzamento delle
istituzioni, di ricostruzione economica e civile e di garanzia della sicurezza
per la popolazione;
una valutazione sulla prospettiva di superamento della
missione Enduring Freedom in Afghanistan;
una nuova Conferenza Internazionale
sull' Afghanistan allo scopo di favorire un dialogo a livello regionale e di rilanciare
l'impegno della comunità internazionale volto alla ricostruzione economica
e civile del paese. alla pacificazione e al rafforzamento delle istituzioni afgane,
alla elaborazione di un piano efficace di riconversione delle colture di oppio,
anche ai fini di una loro parziale utilizzazione per le terapie del dolore;
un
impegno per avviare un monitoraggio ambientale delle aree interessate da operazioni
belliche al fine di individuare gli eventuali livelli di inquinamento bellico
e i conseguenti piani di bonifica;
a valorizzare prioritariamente, nella propria
azione di politica estera, gli strumenti di prevenzione dei conflitti, di mediazione
e di accompagnamento dei processi di pace;
ad impostare l'attività
di cooperazione giudiziaria dell'Italia in Iraq e più in generale le iniziative
di institution building secondo i più recenti sviluppi del diritto penale
internazionale, nonché delle regole di procedura e prova contenuute negli
statuti dei tribunali penali ad hoc, delle Corti speciali internazionali e della
Corte penale internazionale;
a mantenere distinti, nell'ambito delle iniziative
italiane all'estero, gli interventi di cooperazione allo sviluppo rispetto alle
attività di sicurezza e polizia internazionale;
a svolgere un'azione
determinata per il rilancio dell'Unione Europea e per un suo protagonismo sulla
scena internazionale quale forza di dialogo, di promozione della pace, della libertà,
della democrazia, dello sviluppo, nel rispetto della legalità e del diritto
internazionale;
a portare avanti un'altrettanto determinata azione volta
al rafforzamento delle organizzazioni internazionali, a partire dall'Onu, quali
insostituibili sedi multilaterali di confronto in cui la comunità internazionale
può formare, su un piano di pari dignità tra le omoni, la propria
volontà, conformemente ai principi dello Statuto delle Nazioni Unite, delle
Dichiarazioni sui diritti dell'uomo e del diritto internazionale;
a promuovere
in questo quadro, anche in qualità di membro non permanente del Consiglio
di Sicurezza dal gennaio 2007, le iniziative volte a costituire un contingente
militare di pronto intervento per il mantenimento della pace e della sicurezza
internazionale alle dirette dipendenze della Segreteria generale;
a mantenere
uno stretto contatto con il Parlamento, anche attraverso i nuovi strumenti di
verifica di cui lo stesso può decidere di dotarsi in relazione alle missioni
di pace internazionali, per consentirgli di esplicare con piena consapevolezza
e responsabilità il suo compito di legislazione organica, di indirizzo
e controllo.
13
luglio 2006
presentato da Marina Sereni (che aveva la responsabilità
di coordinare il testo) e sottoscritto da tutti i gruppi di maggioranza