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Il ministro Amato dice che è merito suo se la manifestazione di Vicenza è riuscita in forma pacifica, senza il minimo incidente. Noi gli diamo ragione: è anche merito suo (non tutto, ma una bella parte) se la manifestazione è riuscita, soprattutto se è riuscita partecipata. Grazie Amato, i ringraziamenti che reclamavi ieri te li rendiamo convintamente. Grazie per aver convinto a venire a Vicenza anche chi, pur essendo contrario al raddoppio della base militare Usa, pensava di solidarizzare con i vicentini da casa, magari esponendo una bandiera della pace in più o partecipando ai sit in che pure sono stati organizzati in diverse città il 17 febbraio 2007. Sa, ministro, Vicenza non è una città proprio semplice da raggiungere per chi vive al sud o nelle isole. Ma il suo allarmismo esibito in Aula alla Camera sulla possibilità di infiltrazioni terroristiche in corteo, sul rischio più che probabile di incidenti a Vicenza, ha convinto tanti a venire e a sopportare le peripezie tipiche degli spostamenti in treno o autobus da un capo all'altro della penisola. E' successo ad un gruppo di compagni napoletani che, all'alba di sabato, si sono imbattuti nell'improvvisa decisione degli autisti di due bus speciali di non partire. Sugli autisti, sì che gli allarmismi hanno avuto effetto: da Napoli non ci muoviamo, arrangiatevi se volete ancora andare a Vicenza. Ma il gruppo di manifestanti partenopeo non si è arreso: il rimedio è stato un treno preso all'ultimo momento, odissea di fermate in rotta però sicura verso il produttivo nord-est. E' successo anche ad un gruppo di sardi. "Avevo pensato di non venire, è una spesa raggiungere il continente. Ma poi ho sentito Amato, mi sono arrabbiata tantissimo e non ho più avuto dubbi: vado a Vicenza", spiega Natalina di Nuoro. Sono solo due esempi, ma davvero se ne potrebbero raccontare di più a far mente locale sulle conversazioni e i saluti in piazza con chi è venuto da lontano per sfoderare semplicemente un'altra politica. A far numero, in un certo senso, hanno contribuito molto i cosiddetti 'cani sciolti': non i malintenzionati, ministro, ma semplicemente coloro che non si riconoscevano in uno spezzone particolare del corteo, che fosse di partito, di associazione o sindacato. Ne abbiamo vista tanta di gente 'normale' a Vicenza, forse più che in qualsiasi altra manifestazione nazionale dai tempi di Genova in poi, se si eccettuano naturalmente le lotte dei No Tav o del movimento No scorie di Scanzano. In tanti a dire che è quanto meno 'maleducato' decidere senza ascoltare le popolazioni. Bene. E per parlare d'altro e finirla qui con le riflessioni sulle 'variegate' equazioni tra terrorismo e movimento che, come abbiamo avuto modo di sottolineare prima del Vicenza day, ci danno tanta noia, potremmo rispondere a chi ci accusa di aver trovato il "pretesto", con la storia del raddoppio della Ederle, per protestare contro il capitalismo, la globalizzazione dell'economia, la militarizzazione... Questo è un legame che ci piace e che potremmo anche rivendicare per un vizio antico un po' da bambini: chiedersi il perché di tutte le cose. Vicenza,
18 febbraio 2007 | |
| RIFONDAZIONE COMUNISTA | |