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Bertinotti lancia la sfida a Prodi "Ma se perdo non farò il vicepremier"

25/09/2005 La Repubblica

LA CONVENTION

All´assemblea di Roma anche Pietro Ingrao. Tripudio di pugni chiusi, bandiere rosse, post it gialli

Il leader di Rifondazione presenta il programma della sinistra "radicale, antagonista, anticapitalista" Primo obiettivo: cacciare Berlusconi ?Tre minuti di applausi per lo storico leader comunista, ovazione per il saluto alla platea di uno dei contestatori del cardinale Ruini ?

ALESSANDRA LONGO

ROMA - Uscire dall´ingiustizia, ristabilire quella che Antonio Gramsci chiamava "la connessione sentimentale col popolo-nazione", tornare a "impicciarsi" delle storie di fatica, della vita reale dei cittadini, redistribuire il reddito, picchiare duro sulle rendite finanziarie, rivalutare salari, redditi, pensioni, restituire la speranza uccisa dal fallimento del governo "neoliberista" di Berlusconi, "cambiare, insomma, dal fondo, la struttura della società italiana". Il candidato alle primarie Fausto Bertinotti si presenta davanti alla sua gente, camicia rosa, maglione color salmone annodato al collo, con lui la moglie Lella, in nero, una rosa gioiello sulla giacca. La grande sfida ha inizio: Bertinotti versus Prodi. A benedirla, il vecchio Pietro Ingrao che fa la sua apparizione al Palalottomatica di Roma, travolto da una ovazione. Annuncia il leader di Rifondazione: "Se perdo con Prodi non farò il vicepremier, la maglia iridata ce l´ha uno solo, non si divide mai in due". ?Tripudio di bandiere falce e martello in sala, accanto ai post-it gialli inventati per la campagna elettorale, folla di comunisti non pentiti, roba da far inorridire Berlusconi. Il leader di Rifondazione presenta il programma della sua sinistra, legata ai movimenti, "radicale, alternativa, anticapitalista", diversa da quella riformista ma ormai altrettanto intenzionata ad assumere la sfida della responsabilità di governo. L´obiettivo primario è "cacciare Berlusconi" e, per farlo, occorre passare attraverso "la pratica difficile", così la definisce Bertinotti, di un´ alleanza "tanto larga" da garantire il risultato. ?Quelli dell´Unione sono "compagni di strada". Si possono anche amabilmente fischiare, (competition is competition) come fanno le ultime file della platea quando Piero Sansonetti, direttore di "Liberazione", evoca la devozione" di Rutelli nei confronti del cardinal Ruini. Ma non è il momento di dividersi. Pietro Ingrao sale sul palco, passo incerto, voce ferma: "Per il cambiamento serve l´unità di tutte le forze della sinistra". Adesso, subito - dice il vecchio leader - bisogna sciogliere il Parlamento, tornare alle urne, possibilmente entro la primavera, perché non abbiamo tempo, la crisi tocca le radici dell´esecutivo, il Paese si sta deteriorando, siamo al punto limite. Con quei due a Washington, Tremonti e Fazio, che camminano a zig zag per non salutarsi, una cosa scandalosa. Dobbiamo rivolgerci all´Italia, al presidente Ciampi, anche se, per la verità, quando gli ho posto per iscritto delle domande sulla Costituzione, non ho avuto risposta....".?Pugno chiuso, baci ai giovani che lo venerano come un´icona, Ingrao si prende tre minuti di applausi. Tutti in piedi, anche Sandra Milo, rossetto color fuoco ("Sono qui perché adoro Bertinotti e voterò per lui alle primarie"). Ora tocca a lui, al candidato. Bertinotti è reduce, per dirla con Marx, da "un´inchiesta operaia" che rivela il profondo stato di sofferenza dell´Italia: sanità e scuola allo sfascio, lavoratori licenziati senza ammortizzatori sociali, precari senza speranza, ingiustizia, diseguaglianza. "I primi cento giorni del governo - avverte il candidato alle primarie - dovranno parlare al popolo, invertire la tendenza neo-liberista, sanare questa crisi sociale provocata dal governo e dai padroni". Parla così, come una volta, e lo rivendica. Cento giorni per cambiare: subito via le truppe dall´Iraq e dagli altri scenari di guerra ("E´ un punto d´onore") e poi "ridistribuzione del reddito a favore di salari stipendi, pensioni". L´Ici sulla prima casa va tolta, vanno colpiti "i grandi patrimoni immobiliari", le rendite finanziarie che ora sfuggono al fisco e i soldi "meglio darli ai giovani disoccupati col salario sociale che non alle imprese che non hanno creato lavoro...". ?"Un nuovo ciclo storico", lo chiama Bertinotti che vuol far uscire "il Paese dall´ingiustizia": "Dobbiamo vincere, dobbiamo cacciare Berlusconi, ma quando saremo al governo a nessuno venga in mente di imporre lacrime e sangue. A pagare il risanamento deve essere chi si è arricchito. Paghi chi deve, paghi la grande ricchezza di questo Paese". Occorre tassare, usare il fisco come si fa negli altri Paesi, per finanziare lo stato sociale, per offrire servizi a chi non se li può permettere. A tratti, il linguaggio è quello del comizio di chiusura del partito. Un linguaggio da opposizione, sempre e comunque: "La lotta all´evasione fiscale - avverte Bertinotti - è una lotta di tutti, una lotta di classe. Il governo dell´Unione dovrà dire di quanto ridurrà l´evasione e in quanti anni. Altrimenti ci manderanno a casa e faranno bene". Alleanza larga con la sinistra riformista, ma l´impronta sogna Bertinotti, deve essere il più possibile di sinistra. Per questo si fanno le primarie. Per questo veglia sull´esito Pietro Ingrao che prima di lasciare il microfono fa venire giù la platea quando dice: "Viva la falce e il martello". ?Un´Italia da rovesciare, o da ripristinare, obiettivi rivoluzionari come "mettere la politica al riparo dalla questione morale". Come? Per esempio dicendo "basta all´ampliamento degli incarichi retribuiti nella pubblica amministrazione, ponendo vincoli alle retribuzioni pubbliche, a partire da quelle dei parlamentari". Bella sfida con Prodi e sarà dura anche dopo. Pubblico diverso. Sul palco non a caso sale anche, acclamato come un eroe, Alessandro, il ragazzo che ha guidato la contestazione al cardinal Ruini. No, non è pentito, anzi, rivendica il diritto "al libero amore in libero stato". Peccato, dice, che Prodi abbia criticato, forse non si è capita la nostra posizione...".




RIFONDAZIONE COMUNISTA