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Intervista al ministro del Welfare dopo i nuovi dati sul fisco e le dichiarazioni prudenti di Prodi
Ferrero: «Sono aumentate le entrate. Dividere in due la Finanziaria è realistico»
di Andrea Milluzzi (da Liberazione)

«Questi 19 miliardi di euro ci dicono che è possibile programmare la sostanza della prossima Finanziaria solo sull’aumento delle entrate» e per sistemare i conti pubblici «abbiamo bisogno di due anni, in modo da consentire alla lotta all’evasione e all’elusione fiscale di produrre altri risultati come quello di ieri (martedì, Ndr)»: il ministro della solidarietà sociale, Paolo Ferrero, indica la sua via in vista della manovra d’inverno, il giorno dopo la diffusione dei dati sulle entrate fiscali. E al premier Prodi che frena gli entusiasmi dice: «E’ vero che questi soldi non sono risolutori, ma indicano che la via intrapresa è quella giusta. Non c’è bisogno di stravolgere la spesa sociale».

La crescita delle entrate fiscali modifica l’approccio alla Finanziaria?

Ho chiesto più volte che il risanamento avvenisse su due anni, esattamente per lasciare alla lotta all’evasione il tempo necessario per produrre i suoi risultati. Solo il fatto di aver vinto e di aver detto che non avremmo più fatto condoni, ha determinato in pochi mesi un aumento di entrate assai significativo: se avessimo tempo, e due anni mi sembrano un giusto periodo, potremmo recuperare i soldi che ci servono, senza bisogno di andare a toccare la spesa sociale.


Proponi di dividere in due tranche la manovra di 35 miliardi?

Sì, perché questi 19 miliardi vanno a incidere su quei 35 e con la manovrina abbiamo già recuperato un punto di Pil strutturale. Quest’anno dobbiamo fare una finanziaria che continui sul solco di questi interventi e nel 2008 faremo i conti su quanto ci manca.


Però Prodi e Padoa Schioppa sostengono che questi introiti non sono strutturali...

Non è del tutto vero, perché la manovrina prevedeva un introito di 6,2 miliardi e una serie di altre entrate dall’introito non quantificato, e l’autotassazione è andata molto bene perché la gente ha capito che i condoni non ci saranno più. Questi sono elementi strutturali, riuscire ad asciugare l’economia sommersa di questo paese - perché di questo si tratta - è un fatto strutturale, non filosofico.


Quindi cosa proponi per la manovra 2006?

Che - come detto - sia il primo stadio di una manovra di due anni e che si basi sostanzialmente sulle entrate. Poi, per quanto riguarda le uscite penso che sia possibile fare un’operazione di cesello in cui si vada a limare questo o quello spreco e questo o quel privilegio. Il taglio puro e semplice della spesa sociale spesso non si traduce in riduzione dei privilegi e degli sprechi, banalmente perché i potentati che ci guadagnano continuano a difenderli anche in una condizione di tagli, che di conseguenza si trasferiscono sui servizi e quindi sui clienti. Penso piuttosto a provvedimenti specifici fatti col bisturi sulla sanità, per esempio, per contenere la spesa pubblica nei confronti dei privati, o sulle pensioni, dove si può e si deve aumentare i contributi che si pagano sul lavoro autonomo. In sostanza, la nostra parola d’ordine sarà che questa volta devono pagare gli altri, quelli che si sono arricchiti perché non hanno mai pagato.

Quanto influirà la Commissione europea nella stesura della manovra?

Molto, perché è indubbio che la Commissione può decidere delle penalizzazioni se l’Italia non rispetterà gli accordi. Ma io sostengo che, avendo la Commissione valutato positivamente l’ultima finanziaria di Tremonti che invece era finta, adesso non può chiedere a questo governo di caricarsi sulle spalle in un solo anno quello che Berlusconi non ha fatto con le sue Finanziarie elettorali. Per capirci, noi in pochi mesi abbiamo tirato su 19 miliardi, l’ultima finanziaria del centro-destra sono uno e mezzo-due sui sette che avevano promesso all’Europa. Credo che il compromesso con la Commissione vada rinegoziato.


La discussione interna al Governo si prospetta delicata, tanto che i vostri avversari prevedono che sarà la Finanziaria a far cadere Prodi...

Sarà certamente una discussione molto difficile, come dimostra il Dpef che non io ho votato, esattamente perché si basava in larga parte sul taglio della spesa. La Finanziaria sarà un grande braccio di ferro, ma noi dobbiamo far sì che si apra una grande discussione all’interno del Paese perché l’obiettivo non è un gioco di forza fra Rifondazione e il resto del mondo, ma una dialettica fra i bisogni sociali e che cosa deve fare il Governo. E noi pensiamo che il Governo debba fare le cose che dicevo prima e non quelle che contiene il Dpef. Vedremo, all’inizio di settembre ci sarà una prima riunione.


Proponi un metodo che coinvolga le parti sociali, anche nella fase di progettazione?

Sì, perché la via di uscita da un’eventuale émpasse sarà una sola: la costruzione dell’Unione non solo come sommatoria di partiti, ma nella sua relazione fra governo, programma e movimenti sociali. Siamo riusciti a sconfiggere il Governo Berlusconi perché negli anni passati ci sono stati grandi movimenti di massa che hanno cambiato il senso comune del paese: è una risorsa enorme che ha potere almeno quanto il Governo e che modifica i rapporti di forza nel paese. Per capirci, se nel tema immigrazione, piuttosto che per le pensioni o la sanità, la dialettica è solo fra le destre e il governo non è utile. La società deve far sentire la sua voce, è un pezzo dell’innovazione della politica che abbiamo detto di voler fare e che non è una delega al governo.


Sembra una risposta a tutte le ipotesi di allargamento della maggioranza di cui si parla ultimamente...

Se ci fosse qualche deputato che decidesse di convergere sul programma dell’Unione, non avrei nessuna contrarietà, mi sembra un fatto positivo e per certi aspetti fisiologico. Sono invece totalmente contrario all’ipotesi di un allargamento che nei fatti stravolga lo schieramento e il programma che si sono presentati alle elezioni.


Porte chiuse all’Udc, dunque?

Il punto decisivo è il programma: se Casini lo firma ben venga. Ma l’allargamento va fatto sul piano sociale, altre cose sarebbero la riedizione del trasformismo italiano che già conosciamo.


Ad agosto le vacanze, poi a settembre ci saranno molti scogli da affrontare. Finora il Governo ha preso decisioni importanti e a volte anche sofferte: qual è il tuo giudizio su questi primi mesi?

La mia valutazione è positiva, perché, nonostante tutto il bailamme, che è normale ci sia in una coalizione non guidata da un despota e che non è un partito populista ma un’alleanza variegata di forze politiche e sociali, il grado di discontinuità rispetto a Berlusconi, che era il primo punto che ci ponevamo, è clamoroso. Abbiamo deciso il ritiro delle truppe dall’Iraq, abbiamo fatto la manovra sull’evasione fiscale, e sugli immigrati è palese il conflitto di civiltà fra quanto propongono la Lega le destre e quanto fatto dal Governo, quando l’Europa non si caratterizza positivamente su questo tema. Adesso si tratta di fare il passaggio sulla questione sociale, che vuol dire Finanziaria, vuol dire politica della casa, politica per gli anziani, tenuta dello stato sociale, pensioni. Ci deve essere un punto chiaro e per questo il passaggio di autunno sarà decisivo.


RIFONDAZIONE COMUNISTA