La
sfida di Marie-George. Intervista alla segretaria del Partito comunista francese
(da
Liberazione)
Marie-George Buffet è segretaria del Partito comunista
francese dall'ottobre 2001, confermata dal
congresso del 2006, ma dal 4 gennaio
2007 indirizza tutte le sue energie alla campagna elettorale
per le elezioni
presidenziali.
È candidata sotto la denominazione "Sinistra
popolare e antiliberista" e punta a raccogliere i voti di tanta sinistra
che insieme al Pcf si era battuta, e aveva vinto, con il NO al Trattato costituzionale
europeo. Per queste elezioni presidenziali, cui seguiranno quelle per il Parlamento
si sono costituiti 700 collettivi locali. I risultati elettorali francesi saranno
importanti per tutta l'Europa. Noi seguiremo costantemente questa campagna elettorale.
Prima
delle nostre domande Marie-George ha voluto rivolgere un saluto "amichevole
ai nostri
lettori. Da due secoli, i partigiani di un altro mondo, i rivoluzionari
francesi e italiani condividono le
speranze e le lotte comuni, attraverso le
strade tormentate della storia. La creatività popolare,
l'intelligenza,
il coraggio, la gravità ma anche la gioia di vivere, la capacità
di mescolare alta cultura
e aspirazioni popolari, tutto ciò che caratterizza
le lotte del popolo italiano, noi lo ammiriamo
e a volte persino ne traiamo
inspirazione, come in cambio, crediamo di sapere che lo stesso interesse si manifesta
dall'altra parte delle Alpi per le nostre battaglie, le nostre proprie forme di
lotta e di raggruppamento. Abbiamo seguito attentamente le mobilitazioni e i risultati
delle elezioni che hanno messo fine al governo di Silvio Berlusconi, sapendo quanto
restino complesse le prospettive politiche".
Siete coinvolti in
una campagna elettorale molto difficile, con una destra governativa rappresentata
da Nicolas Sarkozy e con un programma molto duro: liberista al massimo in economia
,repressivo nei confronti dei movimenti sociali,"tolleranza zero" rispetto
agli immigrati.Quale è il consenso che ha questa coalizione dopo questi
anni di governo?
L'impopolarità della destra al potere è
molto forte nell'opinione pubblica. Da cinque anni, questo governo si è
impegnato metodicamente a demolire tutte le protezioni di cui beneficiavano i
salariati, i
pensionati, i giovani, e a diffondere precarietà. C'era
soltanto un obiettivo, sottomettere la Francia alle regole e ai dettati del capitalismo
mondializzato. La conseguenza è una regressione per la società senza
precedenti: violenza sociale, quattro milioni di persone sotto la soglia della
povertà, disoccupazione di massa, precarietà generalizzata nel lavoro,
in particolare fra i giovani.
Anche se condannato varie volte dalle francese
e dai francesi, in occasione delle elezioni regionali e
del referendum, niente
ha allontanato il governo da questa linea di condotta. Tuttavia, malgrado il discredito
della destra, niente garantisce una vittoria della sinistra durante le elezioni
presidenziali e legislative della primavera 2007. L'estrema destra rimane molto
forte. E malgrado il progetto della destra e di Nicolas Sarkozy, il Partito socialista
non sembra essere in grado di presentare un'alternativa credibile a questa politica
di rottura. Le sue proposte mancano di ambizione, le francesi e i francesi hanno
dei dubbi sulla capacità della sinistra di cambiare veramente la loro vita.
È
questo impasse politico che dà senso alla mia candidatura per l'elezione
presidenziale. Voglio cercare
di raggruppare tutte quelle e tutti quelli che
vogliono combattere la destra, segnando un successo della sinistra. Voglio dire
che esiste in Francia una sinistra che non ha perso la sua ragione di essere,
e che per rispondere finalmente alle aspettative popolari è pronta a lottare
contro il potere del denaro, a rimettere in discussione il forte potere degli
azionisti, a ricostruire l'Europa sulle basi della cooperazione fra i popoli.
Voglio avere fiducia sulla possibilità di un vero cambiamento in questo
paese.
Questa speranza, espressa nel messaggio di Fausto Bertinotti martedì
23 gennaio al Zénith di Parigi
in occasione del primo incontro della
campagna, è stato acclamato da più di 6000 partecipanti.
Al
Parlamento europeo,per la prima volta, si costituirà un gruppo di estrema
destra.I sondaggi dicono che Le Pen potrebbe avere il 15- 16% dei voti.Cosa pensate
a questo proposito?
Siamo preoccupati per la costituzione di un gruppo
di estrema destra al Parlamento europeo. Bisogna
fare di tutto, affinché
i suoi rappresentanti non possano accedere alle responsabilità, ed è
necessario
combattere energicamente le opinioni malsane che vogliono diffondere
in Europa.
In Francia, i motivi dell'influenza di Le Pen sono conosciuti: perché
la politica della destra è talmente brutale e talmente ingiusta, che contiene
germi esplosivi; si vuole creare una società di paura dell'altro, individualista;
una società dell'insicurezza, del capro espiatorio, dove si distilla il
veleno del razzismo. Perché l'Europa continua seguire una strada ultraliberista,
e questo costituisce il terreno fertile per il freddo ripiegamento identitario,
per il nazionalismo angusto.
Ma se invertiamo l'ordine delle cose, che è
l'esperienza vissuta, la vita associativa e le lotte fanno retrocedere il sentimento
di esclusione, e fanno prevalere i valori di solidarietà, di emancipazione
umana, mostrando l'utilità di unirsi nelle diversità. Così
l'estrema destra retrocede.
Tracciamo la via di un'Europa sociale e di progresso,
di un'Europa dei popoli, libera dalla finanziarizzazione a oltranza, dalla mercificazione
di tutta l'attività umana e dall'influenza americana; la fiducia e la speranza
si affermano. Portando in alto i valori e il contenuto di una vera politica di
sinistra, di progresso sociale, di dignità e di solidarietà, possiamo
sconfiggere la destra e far retrocedere la estrema destra.
Le esperienze
francesi di questi ultimi anni ci parlano di tre conflitti diversi tra di loro,ma
tutti molto
importanti: la vittoria del NO al Trattato costituzionale europeo,
la rivolta nelle periferie,la vittoria
degli studenti contro il Cpe (contratto
di primo impiego).Quale è il vostro bilancio politico e quali saranno le
conseguenze di queste esperienze sulle elezioni?
Dopo la sconfitta sofferta
nelle elezioni del 2002, in un periodo infinitamente difficile per i comunisti,
nel
quale tanti commentatori annunciavano la morte del Partito, gli uomini e le donne
che lo compongono hanno riaperto il campo delle possibilità. Di fronte
alla destra, a una estrema destra minacciosa, abbiamo cercato di essere utili
al nostro popolo, di unire le forze. Siamo stati nel cuore delle lotte, per esempio
nelle mobilitazioni per le pensioni, contro il Cpe, per un polo pubblico dell'energia.
Con i nostri 13000 eletti nelle assemblee, abbiamo avanzato proposte concrete
e
forti. Abbiamo ugualmente iniziato una pratica di unione, di raggruppamento
di lotte rispettosi
della parola di ciascuno. E il messaggio ha colto nel segno.
La stragrande maggioranza di quelli il
cui cuore batte a sinistra ha detto
NO il 29 maggio, rifiutato il progetto di Costituzione europea. Quel giorno, a
dispetto del peso dei grandi media e delle decisioni dei grandi partiti politici,
una sinistra popolare si è rifiutata di continuare sulla strada del liberismo.
Quando, in autunno, le violenze dei giovani dei quartieri più in difficoltà
delle nostre città hanno risposto agli insulti del ministro-candidato Sarkozy,
che li trattava come gentaglia, e parlava di pulire questi quartieri con il karscher
(un apparecchio per pulire i pavimenti), un buon numero di abitanti si è
impegnato per ristabilire
il dialogo, tutelare le infrastrutture pubbliche,
fare appello alle lotte e al vivere insieme piuttosto
che alla rivolta sterile.
Questi eventi hanno sottolineato l'urgenza di un cambiamento completo
della
politica. Abbiamo raddoppiato lo sforzo per radunare, rincorrere le pratiche cittadine,
elaborare in
sintonia con la vita, un programma di trasformazione sociale.
Non
siamo che all'inizio e abbiamo delle mancanze, debolezze. La costruzione di un'unità
nuova, solida
non è ancora una strada diritta. Ma la rappresentazione
della sinistra non si riduce al social-liberismo;
abbiamo contribuito a dimostrare
che la vittoria è possibile quando il popolo ne è protagonista.
A noi tutti l'obbligo di continuare il cammino.
Durante il referendum
contro il Trattato costituzionale, i diversi soggetti della sinistra antiliberista
hanno lottato insieme, ma adesso i dirigenti di questa sinistra non riescono ad
accordarsi in un sola candidatura. Perché?
È un dato
di fatto che i componenti del raggruppamento antiliberista non hanno potuto mettersi
d'accordo
su una candidatura unica alle elezioni presidenziali. Le divergenze sulla strategia
politica ne
sono la causa, alcuni volendo limitare il raggruppamento dentro
una logica protestataria, senza fiducia
nella capacità popolare di imporre
soluzioni di rottura con il liberismo, e altri guardando a questo raggruppamento
come lo strumento di una ricomposizione politica, rifiutando così di tenere
conto del voto, largamente maggioritario in tutto il paese, dei collettivi unitari
che si erano espressi in favore
della mia candidatura. A tre mesi dalle elezioni,
nel vivo del dibattito politico, abbiamo quindi l'obbligo di assumerci le nostre
responsabilità e di uscire dall'impasse.
Quali sono le "parole
d'ordine" della vostra campagna elettorale?
La campagna intorno
alla mia candidatura si caratterizza decisamente contro la destra, contro Nicolas
Sarkozy.
Voglio incarnare una sinistra di coraggio e di responsabilità, portare
senza concessione i suoi valori nell'ambito sociale, quello dell'insicurezza,
lottare contro ogni forma di discriminazione, contro l'omofobia, per la regolarizzazione
degli immigrati clandestini, per il diritto di voto degli immigrati.
Né
la candidatura di Ségoléne Royal né quelle dell'estrema sinistra
si muovono come sinistra capace di dar effettivamente voce alla rabbia e alle
aspirazioni del mondo del lavoro, una sinistra che non rinuncia al potere, ma
si appoggia sulla partecipazione popolare.
Faccio appello a tutti quelli che
condividono con me la tristezza di non essere riusciti ad avere una candidatura
antiliberista comune e che lamentano le nuove divisioni, ad appoggiare la mia
candidatura perché è sincera, solida e ha una vera ambizione di
unità per il cambiamento.
Faccio appello a creare una grande energia
popolare e cittadina. La sinistra può e deve trasformare i sogni in realtà.
È la mia battaglia. È la nostra battaglia.
Cosa pensate
della candidatura di Ségoléne Royal e del suo programma?
Ségoléne
Royal continua a essere vaga sul suo vero programma e ritarda l'ora degli impegni
precisi. Ma il programma adottato dal Ps, come le dichiarazioni della sua candidata,
per esempio sul trattato europeo, l'inquadramento dei giovani, l'orario e la remunerazione
del lavoro, i finanziamenti ottenuti dai profitti, mostra di non andare verso
una politica, in Francia come in Europa, di rottura con il liberismo;
niente
che possa soddisfare le aspettative popolari, né creare una corrente d'entusiasmo
e portare
alla sinistra alla vittoria.
Il voto utile, costruttivo, per ri-orientare
il Ps a sinistra, imporre soluzioni vere è quindi quello che dà
forza alla mia candidatura.
C'è qualche possibilità digovernare
con i socialisti?
Tenuto
conto degli orientamenti del Ps e dalla sua candidata, le condizioni per un accordo
di governo per l'avvio di una nuova politica, decisamente antiliberista che risponda
alle rivendicazioni più urgenti, non si colgono in maniera evidente.
Memori
delle esperienze vissute due volte, nel 1981 e nel 1997, abbiamo il dovere di
non deludere, l'obbligo di riuscire; cosa che sarà impossibile in un governo
che non avrà il coraggio di rompere con le politiche liberiste dominanti.
In
Europa, dopo il fallimento delle politiche liberiste, c'è una tendenza
verso la "grande coalizione".
Sarebbe molto importante se in Francia
la sinistra antiliberista guadagnasse
molti consensi.
Quale è
il contributo che il Partito della Se può dare al Pcf?
Poiché
l'Europa rappresenta ormai una dimensione essenziale della vita in ognuno dei
nostri paesi, il
Partito della Se può giocare un grande ruolo per favorire
la convergenza delle lotte, unire i popoli dell'Europa in un movimento per l'Europa
sociale, una Europa di pace, promotrice di cooperazione
equo solidale nel mondo.
Fare
prevalere in Europa il senso dell'interesse pubblico sulla mercificazione, organizzare
le solidarietà, la partecipazione popolare, condividere le lotte, le riflessioni,
le esperienze, rafforzerà in modo sostanziale l'attività dei comunisti
in Francia.
Graziella Mascia