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A colloquio con
la segretaria del Partito comunista francese Dalla storica sede parigina di Place Colonel Fabien, nella stessa sala dove si aprì il dibattito per il no alla Costituzione europea, ieri Marie George Buffet, ex ministro della Gioventù e dello sport (1997) e segretaria nazionale dal 2001, ha ribadito il suo desiderio di portare i colori di una gauche de la gauche per affrontare Nicolas Sarkozy, «un piccolo Berlusconi francese» nel 2007. Se lesigenza di una nuova strategia è condivisa da tutti nel partito, lipotesi di una larga alleanza con i movimenti non piace però agli ortodossi favorevoli allautonomia del Pcf.
La scelta di presentare me come candidata alle presidenziali del 2007 è avvenuta nel tempo allinterno di una dinamica democratica e popolare. Sono favorevole allapertura del partito ai movimenti e alle altre organizzazioni di sinistra e, allo stesso tempo, non escludo una partecipazione al governo. I militanti del Pcf hanno dimostrato di condividere questa scelta. Penso che sia giunto il momento di unire le forze del partito comunista e dei collettivi antiliberali in modo da puntare a un risultato dignitoso, in attesa di tempi migliori! La costruzione di una maggiornanza di sinistra è unurgenza: sono migliaia le persone che in Francia soffrono sotto la minaccia delle espulsioni o della crisi dovuta alla carenza di case popolari. Il 9 e 10 dicembre la sua candidatura sarà sottoposta al voto di 650 movimenti antiliberali.
José Bové ha dichiarato di essere contro la candidatura del segretario di un partito. Penso che si tratti di una sua resistenza. Io credo che, al contrario, sia un vantaggio: non dobbiamo aver paura della nuova strategia che abbiamo scelto in maniera assolutamente democratica e che risponde alla volontà di creare una coalizione più ampia possibile. Vogliamo vincere? Allora andiamo con i collettivi come allepoca del no al referendum. In ogni caso, se i collettivi dovessero designare un altro candidato, i comunisti saranno di nuovo interpellati per scegliere quale strada prendere.
Il partito comunista ha avuto un ruolo centrale nella coordinazione della campagna della sinistra per il no al referendum sul Trattato di Costituzione europea durante il primo semestre del 2005. La vittoria del No aveva portato unondata di ottimismo: 7 mila nuove adesioni al partito e la spinta necessaria per la creazione di nuovi collettivi locali. Oggi, quel risultato sembra essere scomparso, ma intendo rilanciarlo e rappresentarlo.
La direttiva sembrava clinicamente morta, invece ecco che ricompare per far saltare le ultime protezioni per la liberalizzazione dei servizi. La destra e il partito socialista hanno deciso di non chiedere alcun emendamento, quindi si presenta per noi unoccasione storica. Oggi vogliamo far entrare la questione nella campagna presidenziale e, un domani, riorientare le basi sociali dellEuropa contro coloro che ignorano il risultato di quel voto.
In
Italia cè stata una forte solidarietà tra i partiti della
sinistra contro Berlusconi. Certo, come gli italiani, anche noi abbiamo il nostro
piccolo Berlusconi da affrontare. Ma il risultato in Italia non è dei migliori:
avrei preferito vedere una coalizione più decisamente antiliberista. | |
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