Il Pablo Rosso
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A colloquio con la segretaria del Partito comunista francese

Parla Marie George Buffet: «Sinistra radicale unita per sconfiggere le destre»
di Veronic Algeri (da Liberazione)

Parigi
Ce l’ha fatta Marie-George Buffet, segretaria del partito comunista francese, a superare la prima prova per la candidatura alla presidenza della Repubblica. I militanti l’hanno scelta per rappresentare non solo il Pcf ma anche una larga coalizione antiliberale alle prossime elezioni politiche del 2007. Il Pcf è il terzo partito di Francia per il numero di militanti e a queste primarie ha risposto il 96 per cento dei suoi 93 mila inscritti. «Una mobilitazione eccezionale per questo tipo di consultazione», afferma Michel Laurent, membro del Comitato esecutivo.
Mentre a pochi giorni dalle primarie socialiste, Ségolène Royal è nei sondaggi la vincitrice tra i tre candidati interni al partito e unica avversaria del leader della destra Ump, Nicolas Sarkozy, dalla sinistra della sinistra, giunge «la conferma dell’impegno dei comunisti a sviluppare una coalizione capace di battere la destra».

Dalla storica sede parigina di Place Colonel Fabien, nella stessa sala dove si aprì il dibattito per il “no” alla Costituzione europea, ieri Marie George Buffet, ex ministro della Gioventù e dello sport (1997) e segretaria nazionale dal 2001, ha ribadito il suo desiderio di portare i colori di una gauche de la gauche per affrontare Nicolas Sarkozy, «un piccolo Berlusconi francese» nel 2007.

Se l’esigenza di una nuova strategia è condivisa da tutti nel partito, l’ipotesi di una larga alleanza con i movimenti non piace però agli ortodossi favorevoli all’autonomia del Pcf.


Com’è nata la scelta di una larga coalizione antiliberista, da lei suggerita?

La scelta di presentare me come candidata alle presidenziali del 2007 è avvenuta nel tempo all’interno di una dinamica democratica e popolare. Sono favorevole all’apertura del partito ai movimenti e alle altre organizzazioni di sinistra e, allo stesso tempo, non escludo una partecipazione al governo. I militanti del Pcf hanno dimostrato di condividere questa scelta. Penso che sia giunto il momento di unire le forze del partito comunista e dei collettivi antiliberali in modo da puntare a un risultato dignitoso, in attesa di tempi migliori! La costruzione di una maggiornanza di sinistra è un’urgenza: sono migliaia le persone che in Francia soffrono sotto la minaccia delle espulsioni o della crisi dovuta alla carenza di case popolari.

Il 9 e 10 dicembre la sua candidatura sarà sottoposta al voto di 650 movimenti antiliberali.


Come gestirà il disaccordo di José Bové, ex capo della Confederazione agricola e leader degli altermondialisti?

José Bové ha dichiarato di essere contro la candidatura del segretario di un partito. Penso che si tratti di una sua resistenza. Io credo che, al contrario, sia un vantaggio: non dobbiamo aver paura della nuova strategia che abbiamo scelto in maniera assolutamente democratica e che risponde alla volontà di creare una coalizione più ampia possibile. Vogliamo vincere? Allora andiamo con i collettivi come all’epoca del “no” al referendum. In ogni caso, se i collettivi dovessero designare un altro candidato, i comunisti saranno di nuovo interpellati per scegliere quale strada prendere.


Che ne è di quel “No” alla Costituzione europea del 29 maggio 2005, taciuto dai media e rimosso dalla classe politica?

Il partito comunista ha avuto un ruolo centrale nella coordinazione della campagna della sinistra per il “no” al referendum sul Trattato di Costituzione europea durante il primo semestre del 2005. La vittoria del “No” aveva portato un’ondata di ottimismo: 7 mila nuove adesioni al partito e la spinta necessaria per la creazione di nuovi collettivi locali. Oggi, quel risultato sembra essere scomparso, ma intendo rilanciarlo e rappresentarlo.


Domani i deputati europei dovrebbero concludere la saga della direttiva Bolkenstein, simbolo e pratica della liberalizzazione dei servizi in Europa. Che ne pensa?

La direttiva sembrava clinicamente morta, invece ecco che ricompare per far saltare le ultime protezioni per la liberalizzazione dei servizi. La destra e il partito socialista hanno deciso di non chiedere alcun emendamento, quindi si presenta per noi un’occasione storica. Oggi vogliamo far entrare la questione nella campagna presidenziale e, un domani, riorientare le basi sociali dell’Europa contro coloro che ignorano il risultato di quel voto.


L’Italia può rappresentare un modello di coalizione a sinistra?

In Italia c’è stata una forte solidarietà tra i partiti della sinistra contro Berlusconi. Certo, come gli italiani, anche noi abbiamo il nostro piccolo Berlusconi da affrontare. Ma il risultato in Italia non è dei migliori: avrei preferito vedere una coalizione più decisamente antiliberista.


SINISTRA EUROPEA