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La
gestione dell'acqua resta pubblica
Riccardo Petrella * (dal
Manifesto)
E'
fatta. Venerdì scorso il governo Prodi ha approvato una legge delega nella
quale conferma l'impegno politico preso dal Programma dell'Unione secondo cui
sia le reti che la gestione dell'acqua devono essere pubbliche. Inoltre, al fine
di bloccare i tentativi di ulteriore estensione, vuoi generalizzazione, delle
forme di privatizzazione dei servizi idrici introdotte in Italia negli ultimi
dieci anni, la «manovrina» ha previsto lo spostamento dei tempi sull'obbligo
di mettere a gara la gestione dell'acqua dal 31 dicembre 2006 al 31 dicembre 2007.
Ciò consentirà al governo di prendere nei prossimi mesi i provvedimenti
necessari corrispondenti (v'è già l'impegno di riscrivere entro
il 31 gennaio 2007 la famigerata delega ambientale del precedente governo).
Si
tratta di una bella decisione che dà forza alla speranza, al diritto di
sognare che è possibile mettersi nuovamente al lavoro per ri-costruire
una società del bene comune liberando la società italiana dallo
spappolamento e dall'impoverimento cui l'ha ridotta la lunga stagione d'individualismo
utilitaristico, di privatizzazione e di mercificazione corporativa di ogni forma
di vita.
Certo, sappiamo che la decisione è stata «strappata»
a quella parte, importante, della maggioranza governativa che è apertamente
favorevole alla liberalizzazione e alla privatizzazione di tutti i beni e servizi
pubblici, l'acqua compresa. Ciò è stato possibile grazie, fra l'altro,
pensando unicamente al livello governativo, alla tenacia ed alle convinzioni forti
di persone che da anni si sono battute per l'acqua bene comune come Patrizia Sentinelli,
Pietro Folena, Paolo Ferrero, Alfonso Pecoraro Scanio, Fausto Bertinotti e, fra
i più accaniti sostenitori, Roberto Musacchio.
Da non dimenticare,
inoltre, che sul tema dell'acqua, lo stesso Presidente del Consiglio, Romano Prodi,
ha manifestato, questi ultimi anni, un interesse attento ed un atteggiamento favorevole
all'acqua bene comune.
Ora , comincia il lavoro di costruzione sia al livello
italiano che a livello europeo ed internazionale/mondiale. L'agenda politica dell'acqua
bene comune , del sogno blu, comporta un «capitale» considerevole
di appuntamenti legislativi, di riforme istituzionali, di provvedimenti economici
e finanziari, di iniziative culturali e, last but not least, d'immaginario politico
al centro del quale si situano il coinvolgimento diretto dei cittadini ed il diritto
umano alla vita. Conto di ritornare nei dettagli sui contenuti di tale «capitale»
con altri scritti. Giusto un esempio, limitato alla situazione italiana: in applicazione
alla legge Galli del 1994 sui servizi idrici (più precisamente il Servizio
Idrico Integrato), sulla settantina di Autorità d'Ambito Territoriale Ottimale
costituiti che hanno identificato il gestore, sono meno di una ventina quelli
che hanno assegnato la gestione del SII a soggetti «pubblici», molti
dei quali non lo sono formalmente.
L'Acquedotto Pugliese, per esempio,
è una SpA, soggetto imprenditoriale privato, come la stragrande maggioranza
dei gestori il cui capitale, però, è interamente pubblico. Questo
non è il caso per molti altri gestori il cui capitale è oramai pubblico/privato,
in un contesto di forte apertura al mercato ed alle logiche finanziarie ed industriali
del capitale privato. Il che significa che per realizzare nella sua pienezza e
chiarezza la scelta del governo Prodi in favore del carattere pubblico della gestione
dell'acqua, occorrerà iniziare un lungo ma indispensabile processo di ripubblicizzazione
della natura dei soggetti gestori in armonia con il carattere pubblico della proprietà
delle reti. E ciò non sarà un percorso facile. *Presidente
dell'Acquedotto Pugliese 04/07/2006
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