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Quelli che ''le primarie son di destra''
Corsivo. La sindrome dell'altropuntismo contagia la sinistra radicale. Il timore della deriva centrista di Prodi

Spock (da Aprileonline)

A sinistra è diffusa, da tempo immemorabile, un’abitudine che talvolta è abito mentale, se non impostazione ideologica: l’altropuntismo. L’altropuntista è quello che in tutte le riunioni (alle quali partecipa perennemente insoddisfatto, a volte da decenni) si alza e sentenzia altezzosamente: “Il punto è un altro!”. All’ordine del giorno vi sono le candidature? “Il punto è un altro: il programma!”. Si discute del programma sull’occupazione? “Il punto è un altro: chi sarà l’assessore al lavoro che dovrà realizzare cotanta politica?”. Questo comportamento suscita in chi ascolta due tipi di reazione: qualcuno si sente sminuito e offeso perché crede di non aver capito qual è il vero problema da affrontare; i più, invece, vengono presi da una certa e spesso giustificata insofferenza.

L’altropuntismo pare aver colpito una fetta non indifferente della sinistra radicale in occasione delle primarie. Le primarie sono sbagliate – dice l’altropuntista sulle pagine dei giornali e nelle assemblee - , e poi il punto è un altro: non c’è un programma dell’Unione, nella coalizione prevalgono sempre i moderati, Prodi è cotto, Bertinotti si candida perché è vanitoso, c’è l’uragano a New Orleans, l’Opa di Ricucci e l’Unipol m’ha alzato il premio per l’assicurazione della Volvo. Andare a votare? Macchè. Non metterò la mia scheda nell’urna per far contenti quelli del centrosinistra – pensa ancora l’altropuntista – che invece di discutere di quel che voglio io si accapigliano sui seggi (troppo pochi nel Sannio, dice Mastella). Sicché, seguendo il ragionamento ai suoi limiti estremi, non si dovrebbe votare neppure per le elezioni “ufficiali”, visto che, se non un’americanata come le primarie (che però arrivano da Bari più che da Washington), sono di sicuro un blando residuo di libertà concessa dallo Stato borghese.

Ma la furia antiprimarie fa qualche brutto scherzo. Ad esempio gli altropuntisti si son divisi tra un’ala “moderata”, preoccupata che il voto del 16 ottobre indebolisca Prodi, e gli antagonisti timorosi di una deriva plebiscitario-populista-presidenzialista che incoronerebbe un Prodi leader assoluto e centrista dell’Unione.
E già, perché l’altra critica è che le primarie spostano l’asse della coalizione verso il centro. E qui – ci perdonerete amici e compagni – sorridiamo e di gusto. Perché da quando si parla di questo voto Romano Prodi qualcosina di sinistra l’ha detta: unioni civili per gay e coppie di fatto, ritiro dall’Iraq, no al Ponte di Messina, riduzione di poltrone e poltroncine, persino l’amnistia per le occupazioni abusive di immobili (chissà se Sergio Cofferati voterà per lui). Tanto che non passa giorno che la destra non lo attacchi: “Deriva zapaterista”, tuonano all’unisono “Libero”, “Il Giornale” e Gianni Baget Bozzo. Con buona pace degli altropuntisti.

http://www.aprileonline.info/articolo.asp?ID=6105&numero='8'


RIFONDAZIONE COMUNISTA