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milione e mezzo di scioperanti e 300mila persone in piazza in 27 città
di Italia di
Claudio Jampaglia (da Liberazione)
Un milione e mezzo di scioperanti
e 300mila persone in piazza in 27 città di Italia. Sono i numeri lanciati
da Cub, Cobas e SinCobas (più Slai Cobas, Unicobas, Usi, studenti e precari
autorganizzati e varie sigle dellantagonismo di classe), gli organizzatori
dello sciopero generale di ieri contro il governo amico dei padroni
e la Finanziaria che premia solo i padroni di Confindustria e le missioni
di guerra.
A Milano erano in 20mila dietro a tre squali di cartone
(Confindustria, Governo, Confederali) datati 1993. Allora cera in ballo
labolizione della scala mobile, adesso lo scippo del tfr, i
precari imbavagliati, la presa per il cuneo della finanziaria
come dicono, ma anche il ritorno allo scatto automatico dei salari. La prima grande
uscita della sinistra anti-governativa è per uno sciopero generale che
non paralizza uffici e trasporti, ma blocca il centro per una mattinata.
In
marcia tante RdB e delegati del sindacalismo di base, soprattutto della funzione
pubblica, scuole, Inps, poste, sanità, vigili del fuoco, energie, croce
rossa, enti locali di Varese, Lodi, Brianza e Milano, la veneranda fabbrica
del Duomo. Le tute blu di Ansaldo, Innse, Marcegaglia. Ci sono collettivi
di educatori laureati malpagati dalle cooperative sociali, gli auto-organizzati
della Scala, i migranti dello sciopero generalizzato e gli studenti
dei collettivi che denunciano il saldo dei tagli ai saperi di Prodi e Mussi,
giovani cospiratori precari con le magliette dont work, be happy
e quelli che il lavoro non ce lhanno più. Come i cinque netturbini
in affitto licenziati da Genia, una S. p. A pubblica del Comune di San Giuliano
Milanese. Le bandiere più lise e usate sono quelle dello Slai dellAlfa
di Arese; se possibile, hanno sempre un motivo in più degli altri per protestare.
Ha ragione Corrado Delle Donne, coordinatore nazionale Slai, a ricordare
che sulla facciata del Duomo oggi coperta dai cartelloni pubblicitari di Banca
Intesa ventanni fa cerano gli striscioni dei lavoratori. Oggi luniverso
è più variegato, se è vero che mentre Pippo Fiorito della
Cub rilancia tutte le ragioni di essere del sindacalismo di base che invita i
lavoratori a non mollare, a guardare in faccia lo schifo della concertazione,
a ritrovare la voglia di lottare e ribellarsi proprio ora che al governo cè
il centrosinistra con Montezemolo, daltra parte, Frankie dei ChainWorkers
distribuisce il manifesto della San Precario evolution (confessa i peccati
del tuo padrone) che invita a «cogliere quella tensione diffusa e
insoddisfazione dei lavoratori, precari migranti, nativi, che lazione sindacale
oggi non riesce a tutelare». Il lavoro si frammenta, moltiplica la lotta.
Così ad esempio, per il primo dicembre è indetta a Milano unassemblea
nazionale delle Rsu per dire giù le mani dalle pensioni, mentre decine
di collettivi e sigle indicono assemblee di quartiere e di settore contro i tagli
ai servizi, le esternalizzazioni, i megaprofitti stellari di banche e assicurazione,
le speculazioni immobiliari.
Da
Milano a Bologna, dove nel corteo che attraversa la città, da Piazza XX
settembre fino a Piazza delle Sette chiese, sono alcune migliaia di persone. Giovani
dellUniversità, dei centri sociali, membri e iscritti del sindacalismo
di base sfilano per le strade, intonando slogan contro governo, Finanziaria, ma
anche i sindacati confederali: "Cgil, Cisl e Uil non ci fregate più,
la concertazione non la vogliamo più e il sindaco Sergio Cofferati:
Cofferati come Ceaucescu - Basta sgomberi disumani. Atmosfera tesa,
ma nessun incidente di rilievo; in via Marconi alcuni manifestanti lanciano uova
riempite di inchiostro nero contro la sede dellagenzia di lavoro interinale
Vedior, mentre Corte Isolani, a pochi metri dallabitazione di Romano Prodi,
e la sede della Cgil sono presidiate dalle forze dellordine. Alla
fine della giornata cè soddisfazione fra gli organizzatori dello
sciopero: «La grande partecipazione dovrebbe far riflettere il Governo.
- dichiara Pierpaolo Leonardi Coordinatore nazionale Cub - Una finanziaria tutta
orientata alla soddisfazione dei bisogni delle imprese è più consona
a un governo di centro-destra che ad uno di centro-sinistra. Questo sciopero è
per noi un passaggio, non la conclusione della battaglia». Sulla stessa
lunghezza donda anche Piero Bernocchi, dei Cobas: «Non abbiamo governi
amici e lopposizione diverrà sempre più dura in coincidenza
dellapertura del tavolo di concertazione tra governo e Cgil-Cisl-Uil
su pensioni, Tfr, contratti e precarietà. Intanto oggi (ieri, Ndr) abbiamo
avuto unaltra dimostrazione della diffusa opposizione alla Finanziaria e
ad una politica economica e sociale che non rompe affatto con il berlusconismo»
conclude Bernocchi.
A Milano cè anche un pezzo di Rifondazione,
con ladesione e la presenza di Sinistra critica (con il SinCobas), insieme
a diversi delle altre minoranze del Prc. Cè il movimento costitutivo
del partito comunista dei lavoratori di Marco Ferrando e Franco Grisolia,
alcuni storici centro sociali, la Rete dei comunisti, quattro del Pmli e qualcuno
dei Carc. A Roma, fra le migliaia di manifestanti cè anche Salvatore
Cannavò, deputato del Prc e portavoce di Sinistra critica che annuncia
che non voterà in aula la fiducia alla Finanziaria «perché
questa bella giornata di lotta è un campanello dallarme per il governo
Prodi ed è importante che questi contenuti vengano espressi anche in aula».
Prove dalleanza in piazza di unarea radicale a sinistra? «Per
ora solo il sindacalismo di base e tutti quelli che ci stanno a impegnarsi sui
fronti urgenti» spiega Angelo Pedrini della Cub. Poi ci sono i salari e
il ritorno alla scala mobile per fermare londa discendente, ma se son rose
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