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Il
PRC vuole cacciare Berlusconi e realizzare un cambiamento politico nell'interesse
dei lavoratori. Se a Ferrando non interessa è meglio che se ne stia fuori
dalle liste. Intervista a Paolo Ferrero, segreteria nazionale del Prc
di Angelo Notarnicola (da Aprile on line) Ieri
sera il Comitato politico nazionale di Rifondazione comunista, dopo una consultazione
telefonica, ha deciso di revocare la candidatura di Marco Ferrando alle prossime
elezioni politiche. La decisione è scaturita in seguito alle affermazioni
rilasciate in unintervista al Corriere della Sera dallo stesso Ferrando.
Il professore di storia e filosofia, sollevando un vespaio di polemiche,
aveva dichiarato testualmente: Noi siamo per il diritto alla rivendicazione
popolare irachena contro le nostre truppe.
In Rifondazione, comunque,
il caso non è ancora definitivamente chiuso. Riaffiorano le polemiche.
Sullo sfondo le grandi e irrisolte contraddizioni interne al partito. Risponde
alle nostre domande Paolo Ferrero, della segreteria nazionale di Rifondazione
Comunista, appena uscito dal Cpn, il Comitato politico nazionale del partito. Perché
il Comitato politico nazionale di Rifondazione comunista ha appena revocato la
candidatura di Marco Ferrando alle prossime elezioni politiche?
La
cosa è abbastanza semplice. Noi abbiamo valutato come profondamente sbagliate
le affermazioni di Ferrando. Le sue dichiarazioni hanno determinato un fatto politico
e cioè una difficoltà a poter esprimere quella che è la linea
del partito su tutta una serie di questioni. Penso al salario, al Welfare e via
dicendo. Ferrando ha portato il dibattito su una dimensione sbagliata. Su problemi
che non hanno alcuna attinenza con la realtà del paese, con i motivi per
cui bisogna battere Berlusconi e il berlusconismo. Quindi la decisione di escludere
Ferrando dalle liste deriva dalla constatazione semplice di unincoerenza
di fondo tra il ruolo di candidato e la linea del partito. Secondo
alcune indiscrezioni, le minoranze starebbero cercando di opporre una resistenza
formale alla procedura, chiedendo la convocazione fisica e non la sola consultazione
telefonica dei 260 componenti del Cpn. Cosa cè di vero?
Se
ci sarà un problema di questa natura lo vedremo. Dubito comunque che si
porrà. Nel senso che la volontà dei compagni e delle compagne del
Cpn è manifesta ed espressa liberamente. Se sarà posto il problema,
comunque, lo affronteremo. Subito
dopo la decisione del Cpn, Ferrando ha dichiarato alle agenzie: Mi pare
del tutto evidente che ci siano state richieste pubbliche della mia estromissione
da parte di altre forze politiche. Evidentemente il gruppo dirigente di Rifondazione
pensa di dover pagare un pegno di credibilità istituzionale di governo.
Sono in qualche modo la vittima sacrificale di questa subalternità politica.
Questo
è il giudizio politico di Ferrando. È legittimo, ma sicuramente
sbagliato. Il nostro problema non è la subalternità verso qualcuno,
ma il profilo politico di Rifondazione comunista e lefficacia della sua
azione politica. Ferrando con le sue affermazioni ha negato entrambe queste cose.
Così come la discussione interna al partito è legittima e nessuno
si permetterebbe mai di dire a qualcun altro di andare via dal partito, allo stesso
modo nessuno deve violare una linea politica decisa dalla maggioranza del partito. Facendo
riferimento alle recenti esternazioni di Francesco Rutelli su Israele, Ferrando
ha dichiarato: "Crediamo che lo stato di Israele, non il popolo ebraico,
sia oggi in Medioriente uno strumento di oppressione nei confronti della popolazione
araba. Questa dichiarazione coincide o no con la linea del partito?
La
linea del partito è chiara: due popoli, due Stati. E quindi Israele dovrebbe
smettere di fare cose che separano i due popoli come ad esempio la costruzione
del muro e dovrebbe invece promuovere una politica di reciproco rispetto affinché
tutti possano convivere in uguaglianza e democrazia.
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