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Un documento inadeguato

Pubblichiamo qui di seguito il testo di un documento elaborato dalla segreteria provinciale del PRC di Parma (segreteria espressione solo di una componente del partito a livello locale). Da tempo sarebbe stato utile avviare una discussione nel partito e nella sinistra alternativa sui problemi del lavoro e dei lavoratori nella nostra realtà. Questo documento dovrebbe essere anzitutto un contributo per l'azione a livello locale ai vari livelli in cui aderenti e simpatizzanti di Rifondazione Comunista sono presenti (istituzioni, sindacati, movimenti, circoli territoriali, ecc.).

Al di là di diverse affermazioni e obbiettivi condivisibili indicati nel documento (dalla critica alla finanziaria di Tremonti, al no alla Bolkenstein, al rifiuto della logica della precarietà e dello smantellamento dei servizi sociali) manca uno sforzo per avviare "l'analisi concreta della situazione concreta", condizione fondamentale che distingue una forza che vuole fare politica, da un gruppuscolo che si limita a declamare principi generali.

La politica nazionale di Rifondazione Comunista negli ultimi anni ha evidenziato alcuni spunti importanti di intervento sul tema del lavoro, in particolare l'indicazione del processo di costruzione del "nuovo movmento operaio". In questo modo si vogliono fare i conti con i mutamenti profondi che hanno attraversato il mondo del lavoro a seguito di quella che abbiamo definito come la "rivoluzione restauratrice" del capitalismo liberista.

Anche in una realtà come quella di Parma occorre fare i conti con il cambiamento della composizione sociale del lavoro per effetto di alcuni fenomeni: la riduzione del lavoro operaio in alcune grandi imprese, il peso che hanno i lavoratori migranti portatori di storie, identità e culture molto diverse, il rilievo che hanno le "aziende" pubbliche che rappresentano a Parma i luoghi dove si concentrano il maggior numero di lavoratori salariati (Comune, Ospedale, Università), la crescita di tutte le forme di pecariato.

A tutto questo va aggiunta la necessità di una analisi specifica delle realtà economiche e produttive della nostra provincia. L'incidenza che ha avuto la politica di Ubaldi nell'indirizzare ingenti risorse sul settore delle costruzioni; il mutamento in atto nel settore bancario, classico centro di composizione e scomposizione degli equilibri del potere politico ed economico, ecc.

Occorrerebbe inoltre avviare quantomeno una analisi delle proposte dei principali soggetti economici organizzati. E' indubbio che la CGIL sia la principale organizzazione di lavoratori, ma sarebbe forse utile confrontarsi criticamente con il documento sulla crisi del "sistema Parma" elaborato proprio dalla CGIL dopo lo scoppiare della vicenda Parmalat. Documento tutto incentrato sulla concertazione e sulla flessibilità contrattata come strumenti di soluzione della crisi. Così come pensiamo che Rifondazone Comunista dovrebbe analizzare ed esprimere il proprio punto di vista sull'avviso comune diffuso pochi mesi da Sindacati Confederali e Confindusria locale sulle prospettive economiche di Parma.

Solo partendo da questo livello di analisi si possono elaborare proposte politiche concrete di intervento. Qual è il ruolo che possono svolgere le istituzioni locali, in alcune delle quali Rifondazione Comunista risulta essere presente, sui temi del lavoro? Quali sono le vertenze, le nuove forme di lotta che possono essere concretamente messe in atto, attraverso il coinvolgimento anche di altri soggetti della sinistra alternativa?

Non ci sono sicuramente risposte semplici e scontate a tutto questo, ma è da qui che si deve partire se si vuole rilanciare anche a Parma la presenza di Rifondazione Comunista nei movimenti e nei conflitti e non limitarsi a "proclami" che lasciano il tempo che trovano.

F.F.


... Sul lavoro ,sulla società ,sulla politica.

Quali effetti devastanti abbia creato il sistema capitalista nella sua peggiore degenerazione in capitalismo finanziario è oggi sotto gli occhi di tutti.

Nella sua ricerca di alti tassi di profitto, il capitale monetario eccedente prende la strada degli investimenti finanziari internazionali e della speculazione monetaria. Enormi quantità di denaro si riversano sui mercati di cambio al fine di comprare azioni e obbligazioni straniere e di speculare sulle variazioni dei tassi di cambio (attualmente, 1.500 miliardi di dollari giornalmente). Ciò può condurre a crisi finanziarie nei paesi dominati i cui effetti vengono inevitabilmente scaricati sulle spalle dei lavoratori.

Il risultato di tutto ciò é un incremento permanente delle rendite da capitale a scapito dei redditi da lavoro, l’aumento dell’emarginazione e l’estensione della povertà in zone sempre più vaste del nostro paese

In linea con tutto ciò la Finanziaria targata Tremonti si conferma brutale e feroce come nelle previsioni: al bando la creatività e i giochi di prestigio, questa volta il governo non prova neanche a confondere le acque, e vara una manovra che scarica direttamente sui lavoratori e i ceti sociali meno abbienti il peso della crisi sociale.

E’ quindi fondamentalmente una finanziaria di stampo politico che attraverso i suoi interventi tende a completare il disegno di smantellamento di uno stato sociale solidale, civile dove il servizio pubblico riveste un ruolo strategico.

Il taglio agli enti locali sui capitoli di spesa è organico ad un disegno tendente alle esternalizzazioni ed alla privatizzazione dei servizi.

Il principale mezzo per portare avanti questa concezione, migliore non può essere che quello che privare i lavoratori dei propri diritti e far sì che questi ultimi nulla diventino che pedine da poter gestire in base al proprio fabbisogno.

Proprio in merito al mondo del lavoro si sta assistendo alla più vasta opera di precarizazzione se non di smantellamento dei diritti dei lavoratori vedi: co co co , co co pro, lavoro part time, lavoro in affitto, lavoro a chiamata.

Contratti eternamente a tempo determinato, insomma vero e proprio lavoro nero e nuovo caporalato legalizzato.

In questo quadro si inserisce a pieno titolo la direttiva europea Bolkenstein che con l’art. 16 al “principio del paese d’origine” prevede che per un prestatore valgano le leggi e i diritti del lavoro del Paese dove ha sede legale l’impresa, cosa che determinerebbe lo smantellamento delle regole e dei diritti del lavoro attualmente in vigore.

Naturalmente Parma non è immune da tutto ciò, ma anzi, sembra ricoprire un ruolo di primo piano nello scenario del nostro paese, vedi scandalo Parmalat ed ancora, Bormioli, Rossi e Catelli, Mancini, Procomac, Star, Parmatour.

Una lista che purtroppo, stando alla situazione di cui dicevamo, sembra doversi allungare.

Nella nostra città si è quindi assistito, dietro una coltre di fumose menzogne mediatiche, all’inconsistenza strutturale del sistema Parma crollato come un castello di sabbia al primo vento degli eventi economici nazionali ed internazionali e a chi purtroppo ne ha pagato e ne paga le conseguenze.

Alla luce di tutto ciò il nostro Partito deve essere determinato e deciso ad intraprendere interventi politici e progetti che ci caratterizzino come Partito di classe, poichè solo attraverso una chiara e determinata linea politica che intervenga sul lavoro possiamo far sì che la tendenza attuale si inverta.

Essere partito di classe non vuole essere uno slogan, ma una prerogativa ben precisa, a partire dall’intenderci su cosa vuole significare oggi questo concetto.

Analizzando qual è la struttura della classe lavoratrice oggi, riconoscendo le problematiche di chi i diritti li aveva e li sta perdendo e di chi non li ha mai avuti, vedi nuove forme contrattuali, e partendo da questo, essere in grado di produrre una politica di lotta comune.

Il successo delle agitazione che i lavoratori TIM precari e quelli a tempo indeterminato hanno portato avanti insieme deve essere uno degli esempi da considerare per lo sviluppo di questa idea.

Oggi siamo già presenti in modo attivo nel mondo politico e decisionale e in prospettiva di una partecipazione al governo, ancora di più, diventa importante chiarirci e capire, e mettere in atto proposte nelle istituzioni dove siamo presenti.

Così come nel sindacato, coi propri delegati e funzionari, dobbiamo uniformemente rivendicare una politica chiara e precisa per i lavoratori.

Una politica che cominci a chiedere il rifiuto del continuo attingere dalle tasche dei lavoratori ma che al contrario, attraverso i contratti, ridia loro dignità economica.

C’è bisogno di affermare che il progetto sulle pensioni integrative è un disastro, che il trasferimento nei fondi pensione del tfr è un furto perpetrato ai danni di chi lavora, che la previdenza deve rimanere pubblica, e che accettare questo metodo, fondi integrativi chiusi o aperti che siano, è il definitivo segnale di resa e rassegnazione.

In merito a questo gli industriali hanno già detto che pretendono un risarcimento del fatto che perderanno l'uso del nostro patrimonio e quel risarcimento lo pagheremo noi attraverso la spesa pubblica.

I lavoratori doppiamente beffati lavoreranno un eternità, si dovranno cioè pagare da soli la pensione e poi dovranno pagare per essersela pagata.

Proprio in prospettiva di una futura partecipazione al governo nazionale e in merito a una già esistente presenza istituzionale ,il nostro partito non può transigere sulla questione del lavoro, noi riteniamo fallita l'esperienza dell'attuazione del pacchetto Treu nonché il suo sviluppo nella legge 30. Alla luce di questo crediamo che anche a livello europeo debba essere fuori discussione la volontà di stroncare l'avanzata della normativa Bolkestein, così come deve essere ridiscussa la legge 146 riguardante orari di lavoro e il diritto allo sciopero e la questione dell’ art.18, che deve essere esteso a tutte le realtà lavorative,come risposta alla continua precarizzazione e spezzettamento del lavoro.

Crediamo che il nostro Partito debba sì parlare di recupero e di intervento sulla questione dei redditi, se si vuole prospettare la questione da un punto di vista economico e di deficit, ma debba anche calcare la mano sulla questione dei profitti, da questo dobbiamo chiedere che parta tutta la tessitura del nuovo capitolo politico-economico.

Non per slogan ma per pragmatismo si deve rifiutare la ribollita formula del sacrificio dei ceti dei lavoratori,anzi, bisogna cominciare a riconoscere che molte situazioni (e Parma ne è uno degli esempi più evidenti) si sono salvate o arginate solo grazie alla responsabilità dei lavoratori stessi:bisogna tornare a considerare una politica dell' intervento pubblico nonché affermare la proposta di una forte partecipazione dei lavoratori nei c d a delle aziende: pubbliche e private.

Avvenimento importante per quanto riguarda queste questioni ,oggi, senza dubbio è l avvicinarsi della data del congresso nazionale CGIL il sindacato più rappresentativo dei lavoratori in Italia.

In base alle logiche che noi comunisti ci prospettiamo di portare avanti in tema di lavoro, non possiamo che guardare con attenzione agli sviluppi del suddetto.

Il documento che nascerà da quel congresso guiderà la politica sindacale e contrattuale per la prossima decade, ovvero sarà la politica sindacale per le prossime legislature.

Crediamo sia importante rimarcare la nostra presenza all’interno della Cgil, e se vogliamo seriamente parlare di una nostra politica per il lavoro e per i lavoratori, si dovrà indicare con precisione e fermezza la linea del partito in merito alla questione; perché tutti i compagni che sono parte del sindacato possano conoscere chiaramente la strada da percorrere per portare avanti una politica comunista.

Il partito considera altresì falliti gli accordi del 23 luglio e le politiche della concertazione, crede in una nuova strada sindacale che si radichi al massimo tra i lavoratori e tutte le tendenze che rivendicano la massima partecipazione operaia a tutti i livelli, dalla discussione del contratto alla rappresentatività sindacale, dovranno diventare patrimonio del partito stesso nonché indicazione di linea politica.

QUESTO, NEL SUO INSIEME, RICONOSCIAMO COME STRUTTURA PROGRAMMATICA DEL NOSTRO PARTITO PER COSTRUIRE UNA POLITICA DEL LAVORO.

POLITICA CHE DOVRA’ SENZ’ ALTRO VEDERCI PROTAGONISTI NELLE SCELTE E NELLE LOTTE, CHE SE NON VIAGGERANNO PARALLELAMENTE A UNO STESSO ATTEGGIAMENTO ANCHE NELLE ISTITUZIONI , DOVE SIAMO E DOVE PROBABILMENTE SAREMO PRESENTI, FARANNO PERDERE LA STRADA DELL’OBBIETTIVO UTILE PER UN RISANANAMENTO DEL SISTEMA.

QUESTA E’ LA LINEA GENERALE A CUI CREDE QUESTA FEDERAZIONE. LINEA CHE PROSPETTIAMO E VOGLIAMO SIA QUELLA DI TUTTO IL NOSTRO PARTITO A TUTTI I SUOI LIVELLI.

QESTI I PUNTI A CUI FACCIAMO CREDITO E CHE RITENIAMO INDISCUTIBILI ANCHE ALLA LUCE DI EVENTUALI COLLABORAZIONI CON ALTRE FORZE POLITICHE.

LA SEGRETERIA PROVINCIALE DEL PRC DI PARMA.


RIFONDAZIONE COMUNISTA