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Genova-G8, facciamo chiarezza
Giovanni Russo Spena (da Aprile on line)

Appare ora obbligatoria l'istituzione di quella Commissione parlamentare d'inchiesta, che figura in bella mostra nel programma dell'Unione, ma che continua a incontrare sorde resistenze e ostacoli

La decisione della Corte europea dei diritti dell'uomo, che ieri ha dichiarato ammissibile il ricorso della famiglia di Carlo Giuliani, non è affatto sorprendente. Almeno, non dovrebbe esserlo: dubitare del fatto che a Genova possa esserci stato un "eccesso di legittima difesa" e una "violazione dei diritti umani" è infatti impossibile.

Sorprendenti sono, o almeno dovrebbero essere, le modalità con cui è stata condotta l'inchiesta in Italia, animata da un'ansia di chiudere la vicenda il prima possibile e a tutti i costi. Per questo il segnale preciso che arriva dall'Europa è fondamentale. Rivela che, aldilà delle rozze sparate propagandistiche della destra, non c'è affatto bisogno di essere pericolosi sovversivi o nemici delle forze dell'ordine per chiedere chiarezza su quel che successe a Genova il 20 luglio 2001. Basta essere onestamente liberali e sinceramente democratici. Del resto, proprio dalla grande stampa europea liberal erano partite, subito dopo le giornate di Genova, le critiche più severe al comportamento della polizia.

Il passo successivo appare obbligato: l'istituzione di quella Commissione parlamentare d'inchiesta sui fatti del G8 che figura in bella mostra nel programma dell'Unione ma che continua a incontrare sorde resistenze e ostacoli a non finire. E' dovere della politica fare chiarezza sulle reali e a tutt'oggi misteriose responsabilità dei fatti di Genova, individuare chi e perché decise di "sospendere" per alcuni giorni, in una grande città di una grande paese democratico, la democrazia.
Allo stesso tempo, è doveroso ripetere che una simile commissione d'inchiesta non sarebbe affatto, come cerca di far credere la destra, un tentativo di mettere sotto accusa le forze dell'ordine. Al contrario, le forze di polizia nel loro complesso avrebbero tutto l'interesse all'accertamento della verità.
E' infatti evidente che la responsabilità di quegli avvenimenti non può essere addebitata alle intemperanze di alcuni reparti delle forze dell'ordine. Non è pensabile che eventi di quella portata, come la selvaggia irruzione notturna alla Diaz o le torture a Bolzaneto, siano frutto solo della irresponsabilità di alcuni singoli poliziotti. Su questo dovrebbe indagare la Commissione d'inchiesta.

Purtroppo è altrettanto evidente che a motivare le resistenze contro l'istituzione della Commissione nella stessa maggioranza è prima di tutto la paura di assumere una decisione "impopolare". La vicenda dell'inchiesta su Genova rinvia così a un tema anche più vasto. Agisce infatti qui lo stesso riflesso che ha spinto l'Unione, dopo il varo dell'indulto, a fermarsi per paura di scontentare un'opinione pubblica istigata dai media e da una campagna di metodica disinformazione.
Arrendersi puntualmente al ricatto di un'opinione pubblica spesso nutrita di informazioni false è però un errore disastroso sul piano culturale prima e oltre che su quello dell'opportunità politica. Significa accettare senza reagire l'egemonia di una cultura diffusa che si traduce poi inevitabilmente in consensi politici regalati alla destra. Per il semplice motivo che quella cultura politica è intrinsecamente di destra.
Quando sono in gioco princìpi fondamentali come nel caso dell'indulto o della Commissione d'inchiesta sul G8, l'apparente astuzia di chi frena a tavoletta per non inimicarsi una porzione d'elettorato è in realtà miope. Alla distanza, abdicare sulle pietre angolari della propria cultura, come l'obbligo di chiarire perché si sia potuta verificare una vera e propria sospensione della democrazia nel nostro paese, finisce sempre per essere controproducente. Anche nei termini crudi del consenso elettorale.

* Capogruppo Prc al Senato


RIFONDAZIONE COMUNISTA