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Un appello contro la ''fusione'' tra Ds e Dl
Dibattito a sinistra. Un documento firmato da iscritti ed elettori della sinistra Ds di Roma per chiedere ai dirigenti del partito di indire subito le assise congressuali
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Il risultato elettorale delle elezioni politiche e di quelle amministrative è positivo poiché sottrae l’Italia al pericolo di altri cinque anni di governo di incompetenti, che l’hanno riportata sull’orlo di un disastro finanziario, che ne hanno provato a smontare le basi etiche, e sociali, che ne hanno lacerato la memoria storica dando spazio ai più retrivi revisionismi.
Una vittoria importante perché oggi per la prima volta dopo 59 anni tutta la sinistra è al governo.
Questo è un fatto di grandissima rilevanza che dimostra che la chiave di volta per sconfiggere la destra era l’unità di tutti, ma fondamentalmente l’unità della sinistra.
Quella mancata unità aveva affossato il primo governo Prodi e aveva preannunciato la sconfitta del 2001.
Ora il superamento di quelle divisioni riporta Prodi al governo, speriamo per tutta la legislatura.
Tuttavia una vittoria di misura così stretta continua a farci interrogare sulla inadeguatezza della analisi della società italiana che il centro sinistra nel suo complesso, e i Ds, per quel che ci riguarda, non riescono, evidentemente, a interpretare appieno.
Il risultato per i Ds, che ci si aspettava certamente più lusinghiero, ci preoccupa, poiché denota una difficoltà dell’elettorato a coglierne il ruolo svolto nella tenuta della coalizione, ma anche forse una identità poco definita e “sempre in mezzo al guado” che la vicenda del Partito Democratico non fa che aggravare, quando non ne è la causa diretta.
Noi crediamo che il ruolo dei democratici di sinistra sia di partecipare a un progetto politico e culturale di aggregazione, anche in forme nuove e originali, di tutta la Sinistra italiana; di costruzione di un riformismo degno di questo nome, laico, non preda di pregiudizi religiosi, sessuali o razziali; critico verso gli attuali assetti della economia e della politica internazionale. Che faccia della pace sempre più uno strumento vero di sviluppo progresso.
Crediamo che fondamentale sia il nostro ruolo come parte integrante del Partito del Socialismo Europeo, ma anche dell’Internazionale Socialista.
Questo vuol dire mantenere gli occhi e le orecchie aperti oltre i confini europei, cogliere ciò che i movimenti no-global e new global denunciano e saperne interpretare le istanze in modo originale e autonomo. Questo vuol dire cogliere gli elementi di novità che in questi anni sono nati nelle politiche, ad esempio, di molti governi dell’America Latina, anche come reazione agli assetti internazionali e ai rapporti di sudditanza politica ed economica verso i Paesi più ricchi.
Nostro compito è dunque svolgere un ruolo attivo nella elaborazione di vie e formule adeguate alle nuove sfide che il mondo ci lancia per far fronte ai danni globali che l’attuale modello di sviluppo sta causando a tutto il pianeta, sia in termini di sostenibilità ambientale sia in termini di sostenibilità sociale ed economica, sia, infine, in termini di contrazione degli spazi di democrazia.
Crediamo quindi che il dibattito politico nel nostro Partito dovrà vedere un rimescolamento delle mozioni dello scorso congresso e una scelta chiara tra almeno due opzioni in campo.
Crediamo che la nascita del Partito democratico non sia scontata.
Una campagna mediatica e politica indica il Partito Democratico (o dell’Ulivo o come lo si voglia chiamare) come la panacea di tutti i mali. Si afferma la consequenzialità automatica e acritica tra la necessità di condurre il governo del Paese in modo autorevole ed efficace, e la necessità dell’immediata costituzione di un Partito democratico (o Ulivo che dir si voglia).
Noi riteniamo che si stia propagandando un marchio vuoto, a prescindere dai suoi effettivi contenuti, tanto è vero che su come questo Partito debba nascere, sulla sua collocazione ideale, ideologica e organizzativa, sui suoi gruppi dirigenti ci sono idee diversissime, e spesso inconciliabili tra loro.
Si sta dando per scontata una decisione prima di discuterne nelle sedi democratiche preposte.
Anche noi siamo convinti che l’esistenza di un grande partito possa stabilizzare la coalizione, ma questo non si può creare artificialmente dalla fusione burocratica di gruppi dirigenti e di strutture più o meno organizzate.
Soprattutto non può avvenire tramite l’annullamento di identità (parola densa di contenuti che si sta cercando di trasformare in termine desueto, arcaico e mediaticamente “vecchio”).
Il futuro dell’Italia non si risolve in “fusioni societarie” tra DS e Margherita, sul modello di una economia finanziaria che in nome del profitto presunto (percentuali elettorali tra l’altro neanche così lusinghiere) sacrifica la qualità e la ricchezza del proprio patrimonio di radicamento e di elaborazione politica e culturale.
Per questi motivi riteniamo sbagliato l’avvio del processo costituente del nuovo partito annunciato dal compagno Fassino al di fuori di una limpida discussione congressuale. Una fase come questa non ammette scorciatoie nel suo naturale percorso democratico.
Come iscritti e elettori dei Ds chiediamo che si svolga il più ampio e libero dibattito senza accettare supinamente processi di cessione di sovranità che non siano deliberati da assemblee congressuali.
Ai dirigenti locali e nazionali del nostro partito chiediamo di indire subito le assise congressuali, perché non qualche apprendista stregone ma solo un congresso potrà decidere la scomparsa del più grande partito della sinistra italiana.

***Bernabei Marco, Billi Maurizio, Cenci Simone, Cristofari Alberto, De Cagno Fabio, Enea Lalla, Fadda Giuseppina, Galleasso Paolo, Esu Federica, Galleasso Giulia, Gentile Giovanni, Loreti Alessandro, Loveri Diego, Magliocca Maria Luisa, Manenti Matteo, Marini Dario, Morgia Corrado, Nobili Lorenzo, Pantaleoni Bruno, Pardi Fabrizio, Petricone Arianna, Rabacchi Alessia, Rava Isabella, Riccitelli Sergio, Saragat Manuela, Zanacchi Luca.


RIFONDAZIONE COMUNISTA