Il Pablo Rosso
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I leader tedeschi della Die Linke incontrano il segretario del Prc,
la vicepresidente del gruppo alla Camera Mascia, la senatrice Gagliardi


Sinistra europea, identità e culture a confronto
di Angela Mauro (da Liberazione)

Il proletariato non c'è più. Al suo posto c'è il precariato. Parola di Oskar Lafontaine. E' questa una delle fondamentali cifre del nostro tempo e senza decifrare il nostro tempo la sinistra non può fornire risposte alla crisi del neoliberismo, ragiona "Oskar il rosso" che insieme a Gregor Gysi, ex leader della Sed della Germania dell'est, dà battaglia alla Grande Coalizione di Angela Merkel nel gruppo parlamentare della Die Linke, collocato all'opposizione a Berlino e nella Sinistra Europea con Rifondazione comunista in Europa. Lafontaine e Gysi si sono confrontati con il segretario nazionale del Prc Franco Giordano, la vicepresidente del gruppo di Rifondazione alla Camera Graziella Mascia, la senatrice del Prc Rina Gagliardi nel dibattito "Identità e culture per la Sinistra del XXI secolo", organizzato da Rifondazione comunista in occasione della visita a Roma dei due capigruppo tedeschi al Bundestag.

"Per individuare i compiti della nuova sinistra, dobbiamo prima chiederci cosa c'è di nuovo nella società", pungola Lafontaine che elenca subito i dati. "C'è un capitale finanziario internazionale che conta solo 500 grandi gruppi come produttori di più della metà dei prodotti a livello mondiale; c'è un flusso di denaro costituito per il 95 per cento da speculazioni finanziarie e per il restante 5 per cento da economia reale, mentre prima avveniva esattamente il contrario; non c'è più il proletariato, ma c'è il precariato, vale a dire ci sono sempre più persone con contratti di lavoro non duraturi, con nessuna sicurezza sul piano sociale, impossibilitate a programmarsi un futuro". Sono le conseguenze di un nuovo tipo di capitalismo che reca in sé anche la "riduzione della democrazia". Spiega Lafontaine: "I precari non vengono alle manifestazioni, non hanno le forze per farlo. Inoltre, non votano e non si presentano alle elezioni". Ed ecco la prima risposta: "Nella democrazia classica la partecipazione alla vita politica era definita dalla proprietà, dal posto di lavoro. Ora: le sinistre non sono solo un movimento che deve definire lo stato di diritto in senso classico, ma servono a rinnovare la democrazia". La sinistra, insiste Lafontaine, deve interrogarsi sul "nesso tra potere e proprietà". Eludere questo interrogativo, significa "non arrivare a risposte", significa che la "precarietà continua a crescere".

In America Latina, Chavez e Morales hanno dato delle risposte. Ora tocca all'Europa, dove non ha fornito soluzioni la "Grosse koalition" tedesca, quel tentativo, sempre più invocato in Italia, di "far poggiare su spalle più larghe riforme impopolari". Gli ospiti tedeschi elencano i risultati negativi della Grande Coalizione della Merkel: "Calo di consensi, aumento dell'astensionismo elettorale, maggiore conflittualità sociale". Giordano coglie la palla al balzo: "Se qualcuno pensa di seguire la stessa strada in Italia, non si sfugge: questo è il rendiconto. Siamo contrari alla Grande Coalizione e se il progetto maturerà davvero, cosa che non pensiamo possa accadere, noi saremo all'opposizione". Ma attenzione: ci sono anche i tentativi di stravolgere il programma dell'Unione e attuare una politica economica e sociale che vari riforme in stile "larghe intese", anche se targata come centrosinistra. "No - redarguisce il segretario - Vogliamo una politica economica fatta di risarcimento sociale, in linea con il programma dell'Unione".

"La sinistra in Europa ha una nuova possibilità", è l'ottimismo di Gysi che ricorda i tempi in cui, fino a due anni fa, in Germania "non si sentiva il bisogno di una forza che stesse a sinistra della socialdemocrazia di Schroeder". Poi il fallimento dell'ex cancelliere e, nel 2005, l'alleanza elettorale tra la Linkspartei-Pds, partito di riferimento di Gysi, e la Wasg, partito di riferimento di Lafontaine (in corso il processo di fusione che verrà ultimato al congresso l'anno prossimo). "La sinistra non ha i media, fa più fatica a farsi sentire, ma è chiaro che il capitalismo non è la voce alta della storia - continua Gysi - In Italia siete riusciti a cacciare Berlusconi e non era semplice. Adesso il nostro compito comune è partire dal fatto che certe questioni non si possono risolvere a livello nazionale, ma solo con un intervento di livello europeo".

Graziella Mascia parla di "periodo di transizione". Molte le differenze tra Italia e Germania, ma tante anche le affinità. In negativo. "Grande coalizione in Germania, progetti neocentristi in Italia; solo il 5 per cento dei precari trova un posto fisso in Italia, in Germania nel giro di cinque anni i lavoratori interinali sono arrivati ad un totale di un milione di persone; in Italia c'è uno scontro aperto sulle pensioni, in Germania la Grosse koalition sta approvando una riforma che innalza l'età pensionabile da 65 a 67 anni". E' tempo di una politica comune, è tempo di "accelerare il processo di costituzione della sezione italiana della Sinistra Europea", sottolinea Giordano. "Dobbiamo puntare su un accordo internazionale sulle remunerazioni - suggerisce Lafontaine - Come diceva Rousseau, i deboli hanno bisogno di "pioggia e leggi". Bene, noi dobbiamo agire affinché ci sia un sistema di protezione che permetta ai precari di essere liberi". Ma, insiste "Oskar il rosso", la sinistra deve "ricordarsi del proprio linguaggio, deve interrogarsi sul nostro tempo e dire che è terrorismo l'attentato dell'11 settembre, sono terrorismo i kamikaze, ma sono terrorismo anche le guerre in Iraq e Afghanistan. Se usiamo il linguaggio degli avversari politici, non creiamo una nostra politica".

Precarietà cifra del nostro tempo. In Germania è difficile far scendere i precari in piazza. In Italia si punta alla mobilitazione. Giordano ricorda l'appuntamento di sabato prossimo: "Una manifestazione né contro e né a favore del governo, perché Rifondazione non ha governi amici né governi nemici. Quello del 4 novembre è un corteo contro la precarietà che dilaga, che cambia le relazioni umane, cambia il "tipo umano" del nostro tempo".


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