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Rispondere
da sinistra alla crisi del capitalismo
di Giovanni Perrino (da Aprile on line)
Fausto Bertinotti, con il
suo intervento alla assemblea fondativa della sezione italiana di Sinistra Europea,
ha certamente inciso molto sul dibattito in corso a sinistra per trovare la tanto
desiderata unità politica. Se non altro a causa di una contingenza politica
che richiede il coraggio di accelerare l'andamento di processi inevitabili e di
tenersi pronti all'eventualità di elezioni anticipate; ma forse anche perché
proponendo la rifondazione della cultura e della prassi socialista per la trasformazione
del sistema di potere esistente, ha liquidato bruscamente qualsiasi ipotesi, o
rigurgito di socialdemocrazia.
Mi spiego meglio. Che la prospettiva socialdemocratica
abbia fallito in tutta Europa (forse facendo eccezione per i freddi paesi scandinavi)
lo sappiamo più o meno tutti. Infatti, il capitalismo degli ultimi trent'anni
(datazione possibile solo per comodità di analisi), pure costretto a fare
i conti con le masse di lavoratori e le loro rivendicazioni, con i correttivi
economici e il welfare state, ha continuato indisturbato a sostenere e riprodurre
quei presupposti culturali che ancora oggi lo fondano democraticamente: la normalità
dei rapporti sociali violenti, il cinismo della competizione, lo sfogo della guerra,
la verità della religione, la negazione della scienza. Insomma non si è
affatto trasformato, anzi ha inglobato nel proprio sistema quelle masse di lavoratori
che avrebbero potuto/dovuto abbatterlo. Ciò
che invece potrebbe sfuggirci, è la sotterranea tentazione della sinistra
di ripetere quel fallimento data l'incapacità di completare la formazione
di una nuova identità, realmente alternativa, totalmente separata dallo
stato di cose esistente e dalle dinamiche di scomposizione e ricomposizione del
potere ai fini della conservazione, insomma autenticamente rivoluzionaria. Bertinotti
sta centrando la sua attività politica sul rinnovamento culturale della
sinistra, attraversando e valorizzando tutti i paradigmi che la agganciano alla
realtà quotidiana (lotta per la demercificazione dell'esistenza umana;
organizzazione del lavoro e recupero di un potere contrattuale effettivo; rappresentanza
di classe e conflitto sociale) per giungere ad analizzarne la natura stessa, i
concetti di liberazione e di trasformazione, e per riproporre l'attualità
dell'obiettivo del socialismo. Bertinotti, in altre parole, si muove su un asse
politico opposto a quello tipico dei socialdemocratici, non solo perchè
trascende il ruolo del governo (superando così anche le sue difficoltà),
per porsi sul piano che sta sopra quello solito della gestione della società,
della politica come amministrazione, della conquista del potere, ma soprattutto
per l'ambizione di riappropriarsi del sogno di cambiare profondamente la società,
che è il tratto originario di tutta la sinistra, utile a praticare l'unità
anche nel presente. In questa prospettiva leggo il discorso ai delegati della
sezione italiana di Sinistra Europea: una vera e propria spinta propulsiva, che
va oltre Rifondazione (e la stessa Sinistra Europea) ma anche oltre la riduzione
del socialismo a soccorritore dello Stato in pericolo di fronte alle forze reazionarie
del capitalismo italiano (tipico della storia italiana): un cammino che incontra
i tanti movimenti altermondialisti, l'analisi collettiva di Massimo Fagioli, come
gli esperimenti socialisti dei sudamericani. La
sfida al resto della sinistra è dunque molto lontana dalla pratica che
ha caratterizzato buona parte di essa, soprattutto quella diessina, negli ultimi
decenni: per Sinistra Democratica è arrivato il momento di accettarla,
dando seguito con coerenza alla ribellione attuata proprio verso la estrema conseguenza
di quella pratica, il Partito Democratico che rappresenta la risposta di destra
al fallimento della socialdemocrazia. Inutile a questo punto sarebbe infrangere
il sogno dell'unità sullo scoglio del PSE, che così com'è
rischia di essere sommerso dalla forza della nuova destra. Se abbiamo fatto il
Movimento, anziché il partito, è perché non c'è lo
spazio per l'autosufficienza, ma è soprattutto per riprendere il cammino
verso la liberazione dell'uomo e della donna da ogni sfruttamento: è per
rispondere da sinistra alla crisi del capitalismo.
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