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Quale
futuro per Rifondazione?
Questo weekend si è tenuto a Roma il primo incontro dei
promotori della sezione italiana della Sinistra europea. Ne parliamo con Gennaro
Migliore, responsabile Esteri del Prc di Angelo Notarnicola Lo
scorso fine settimana a Roma, si è tenuto il primo incontro dei promotori
della sezione italiana della Sinistra europea. Molti esponenti della società
civile hanno partecipato. Tra gli altri, Gianni Rinaldini, segretario generale
Fiom-Cgil, Paolo Beni, presidente nazionale Arci, Paolo Nerozzi, segretario confederale
Cgil, Lisa Clark, portavoce dei Beati costruttori di pace, Giulio Marcon, coordinatore
del comitato scientifico di Ics (Consorzio italiano di solidarietà) e Carlo
Podda, segretario generale Fp-Cgil. Il
Partito della Sinistra Europea, soggetto politico a cui si è richiamata
la due giorni, è nato a Roma, l'8 e 9 Maggio 2004, con un congresso fondativo
che ha visto la partecipazione di formazioni politiche di sinistra: comuniste,
socialiste e rosso-verdi di tutta Europa. Nel congresso è stato eletto
Presidente all'unanimità Fausto Bertinotti, segretario del Prc. La
due giorni romana ha suscitato una notevole curiosità. È nato così
un dibattito sul futuro del Prc e della sua relazione con la nuova soggettività
politica. Di questo parliamo con Gennaro Migliore, responsabile Esteri di Rifondazione
comunista. Per
alcuni, la conferenza programmatica della sezione italiana della Sinistra europea,
svoltasi sabato e domenica scorsa, sembra aver segnato un altro decisivo passo
verso la trasformazione del Prc in un nuovo soggetto politico non riconducibile
soltanto alla cultura comunista. Qual è la tua opinione a riguardo? Il
Prc non si trasforma, ma prende parte ad una nuova esperienza politica e alla
creazione di un nuovo soggetto politico. Per questo, il Prc si è solo rafforzato
e continuerà a rafforzarsi dallinterazione con lesperienza
della Sinistra europea. Noi abbiamo visto che, sia a livello europeo che italiano,
non basta semplicemente il nostro partito per combattere le politiche liberiste.
Per questo, abbiamo deciso, nella due giorni svoltasi sabato e domenica, di
lanciare la costituente per un nuovo soggetto politico. Al suo interno, insisto,
Rifondazione rimarrà come tale, con pari dignità, rispetto ai tanti
soggetti già confluiti: singoli individui, associazioni, esperienze radicate
nel territorio. Molti altri si uniranno. È importante ricordare che la
Sinistra europea è già un partito a livello internazionale e la
sua cornice fondamentale è quella dellazione politica in Europa.
In Italia cè bisogno di avere un nuovo luogo politico nel quale fare
confluire le tante energie che già, da molto tempo, si muovono insieme.
Le parole più significative, nella due giorni romana, sono state pronunciate
da Paolo Beni, presidente nazionale dellArci e da Gianni Rinaldini, segretario
generale della Fiom-Cgil, ossia due rappresentanti delle più importanti
realtà del Paese, da un punto di vista politico e sociale. I due dirigenti
hanno dichiarato il proprio interessamento a partecipare a questo percorso. Mi
sembra un fatto enorme che due organizzazioni, tra laltro molto aperte ai
movimenti, siano disponibili al percorso della Sinistra europea. Ma è
necessario essere chiari su questo punto la Sinistra europea non è
un allargamento di Rifondazione, è unesperienza nuova, allinterno
della quale il Prc porterà il proprio contributo. Quindi,
Rifondazione comunista, come nodo di una rete di soggetti allinterno di
un'entità più grande di dimensione europea? Diciamo di sì,
anche se le forme organizzative non le abbiamo ancora decise. Abbiamo varato una
carta dintenti con un percorso molto simile a quello europeo. Allepoca,
nel gennaio 2004, la carta dintenti fu lanciata a Berlino. E, proprio a
Berlino, si è vista la nascita di un nuovo soggetto politico come la Linke,
che tiene dentro, fondendole, lesperienza del Pds, molto radicata nella
Germania dellEst, esponenti del Wasg (di matrice sindacale e di movimento)
ed eminenti personalità, come l'ex presidente della Spd Oskar Lafontaine.
Dico questo perché la nostra costituente non ha ancora deciso se essere
una rete o piuttosto una soggettività politica daltro tipo. Una cosa
è certa. Rifondazione parteciperà a questo processo con i suoi iscritti,
i suoi dirigenti e cercherà di investire su una nuova idea del fare politica
che mette al centro la partecipazione. Per
alcuni lo sviluppo di questa nuova soggettività politica è legato
alla nascita del Partito democratico. Cosa pensi a riguardo? Il partito democratico
è stato oggetto degli interventi più significativi dei giovani del
Prc, in particolare del segretario di Napoli Beppe De Cristoforo. È importante
mettere sotto osservazione un processo come quello del partito democratico, che
alcuni - secondo noi a torto - considerano solo unoperazione politicista.
Il partito democratico potrebbe avere, invece, un appeal per una parte della società.
Questa potrebbe considerare linnovazione politica introdotta, anche da un
soggetto come il partito democratico, una parte fondamentale di una nuova partecipazione
alla politica. Noi non pensiamo di dover nascere, come Sinistra europea, in contrapposizione
al partito democratico, ma crediamo che ci sia una nuova domanda di partecipazione
che andrebbe intercettata con forme nuove. Da
giovane dirigente politico, come pensi debba essere il modello organizzativo delle
forze politiche del futuro per rispondere in modo efficace alle domande che provengono
da società sempre più complesse? Penso che il modello organizzativo
dovrà essere pesante e leggero allo stesso tempo. Pesante, perché
non si può rinunciare allinsediamento nella società. Anzi,
le nuove forze politiche dovranno avere più società al loro interno.
La crisi dei partiti è dovuta - a dispetto di quelle che sono alcune analisi
frettolose - non allessere troppo pesanti, ma allessere stati tanto
burocratici da non riuscire più ad entrare in collegamento con i bisogni
della società italiana. Non penso che si possa ripetere lesperienza
dei grandi partiti di massa, perché è segnata storicamente. Quindi
la forma organizzativa dovrà essere da un lato più pesante per la
maggiore partecipazione, dallaltro molto più leggera perché
non si può essere più preda di vizi burocratici che hanno segnato
alcune tra le esperienze peggiori di questo fine secolo. Bisognerebbe imparare
dai movimenti, che applicano procedure di decisione partecipativa. Insomma, una
forma organizzativa che sia pesante nella partecipazione e leggera nei processi
decisionali.
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