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Costruire una vera alternativa
Prosegue il dibattito intorno alla Sinistra europea. La nuova ''Linke'', le cui basi fondative sono il rifiuto della guerra e del neoliberismo
Franco Giordano* (da Aprile on line)

Penso vada evitata una discussione sulla proposta della Sinistra Europea troppo curvata sulla situazione italiana. La proposta è innanzitutto la costruzione di una soggettività politica che abbia l’Europa come riferimento entro il quale iscrivere una ripresa delle lotte che si proponga il tema dell’efficacia.

Insomma, senza riferirsi all’esperienza innovativa del Partito della Sinistra Europea, si rischia di inerpicarsi in un dibattito estraneo al progetto che stiamo portando avanti.
Il Partito della Sinistra Europea è una soggettività politica, nata nel 2004, e che vede raccolte assieme forze comuniste, della sinistra socialista, di altre formazioni della sinistra di alternativa.

Basi fondative sono il rifiuto della guerra e del neoliberismo e una pratica di internità ai movimenti che hanno pervaso il vecchio Continente e il mondo in questi anni e che possono essere raccolti entro la formula dei movimenti “altermondialisti”.
Queste basi fondative fanno premio sull’identità fondata sulla pretesa fissità ideologica.
Nel Partito della Sinistra Europea, quindi, fanno parte quei partiti comunisti che hanno scelto, anche attraverso scelte difficili e contrastate, un’ipotesi di rinnovamento politico e culturale e non ne fanno parte altri che, al contrario, hanno compiuto una scelta che potremmo definire neoidentitaria.

Ha avuto conseguenze questa impostazione nuova? Si e molto importanti. Facciamo solo due esempi.
La vittoria del NO al referendum francese contro il trattato Costituzionale non avrebbe avuto il carattere progressivo e di sinistra che ha avuto. Del tutto fraintendendo la realtà dello scontro aperto, alcuni , anche a sinistra, hanno voluto interpretare quel voto come una reazione di chiusura e di rifugio in un orizzonte nazionalistico. Al contrario, si è trattato di un voto fortemente di sinistra, critico dell’aspetto neoliberale del Trattato, un voto in cui la composizione di classe è stata evidentissima.
In Francia, è nato un nuovo europeismo di sinistra e popolare.
Nelle vicende così significative di questi giorni che scuotono la Francia e il Continente, vediamo l’onda lunga di quel movimento.

Ebbene, il Partito della Sinistra Europea è stata l’unica soggettività politica europea di sinistra ad avanzare una critica radicale al trattato Costituzionale, non in nome del rifiuto del processo costituente, ma in nome di un altro processo costituente che partisse dai popoli e non dai governi e dalla costituzionalizzazione dei trattati. Ha avanzato una critica radicale non in nome del rifiuto dell’Europa ma in nome di un’altra Europa.
In Germania, si è determinato un fatto politico enorme, destinato a cambiare la scena politica di quel Paese: la vicenda della Linke e l’incontro tra un’esperienza, profondamente radicata nella parte dell’Est del Paese con un’esperienza di fuoriuscita dalla socialdemocrazia e di forte radicamento nel mondo del lavoro.
Come hanno affermato i suoi medesimi protagonisti, Lafontaine in prima persona, senza l’esperienza del Partito della Sinistra Europea, l’ipotesi medesima della Linke non avrebbe avuto la possibilità di realizzarsi e affermarsi.
Queste esperienze parlano della costruzione di soggettività politiche che si propongano di non essere semplicemente resistenziali ma di presentarsi come un’altra possibilità concreta per la costruzione di una vera alternativa.
Questo è il punto.

Non si tratta di una discussione, assai limitata, sulla sufficienza o insufficienza di Rifondazione Comunista o sulla sua possibilità di espansione. Non si tratta, in altri termini, di riproporre, pur nella diversità delle dimensioni dei partiti e delle vicende politiche, l’esperienza del PCI e degli indipendenti di sinistra.
Si tratta di proporsi un progetto assai più ambizioso: la costruzione di una soggettività politica plurale e molteplice, che sappia raccogliere e rilanciare, nell’esperienza italiana, questa sfida.

Pensiamo che Rifondazione Comunista possa proporsi questo obiettivo perché è la forza politica della sinistra che più ha scommesso sui movimenti e più ha investito sull’innovazione politica e culturale.
Pensiamo, inoltre, che via sia una ricchezza di esperienze politiche, associative, di movimento che guardano nella stessa direzione.
Non abbiamo modelli precostituiti da proporre.
Abbiamo chiaro quello che non vogliamo fare: ripercorrere le strade dello scioglimento e della ricomposizione, oppure l’operazione cosmetica della cooptazione.
Pensiamo che anche lo strumento della politica dovrebbe vedere profonde innovazioni. Ognuno, rimanendo se stesso, con la propria identità e il proprio linguaggio, le proprie forme, forze differenti possono costituirsi in un patto che si fonda non solo in un programma fondamentale comune ma in una comune propensione all’innovazione di cultura politica e alle esperienze di movimento.
Strade nuove di fuoriuscita dal neoliberismo. Per questo l’Europa può divenire un laboratorio che può dialogare con le esperienze più innovative che si stanno costruendo nel mondo, in primo luogo in Latino America.
Il nostro obiettivo è di inverare, dentro un percorso politico di massa, incisivo nelle lotte e nel quadro politico, una prospettiva per il socialismo del nuovo secolo.

*Capogruppo PRC alla Camera dei Deputati



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