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Helsinki, il seminario
del Gue rilancia la sfida delle forze alternative scandinave Racconta Aulis Ruuth, dirigente di primo piano dellAlleanza di sinistra finlandese che si voterà a febbraio, proprio quando il partito celebrerà il proprio cinquantesimo anniversario. Lobiettivo è superare il 10%. La situazione finlandese è la più stabile, con un continuo testa a testa tra socialdemocratici e centristri. Ma sotto la stabilità, la società è corrosa dalla precarizzazione del lavoro. Cresce la povertà (600mila poveri, di cui 100mila bambini) e la disoccupazione di lungo periodo. E ciò si riflette sulla redistribuzione affidata al fisco, con tagli che colpiscono il welfare e gli enti locali. Al governo, racconta Eva Svensson, deputata europea, si era candidato il Partito di sinistra svedese, dopo aver appoggiato dallesterno lesecutivo socialdemocratico. Ma le elezioni sono andate male e le destre hanno vinto dopo 12 anni. Crescono anche le estreme destre che pescano nei ceti popolari delusi e entrano in 144 municipi, pur restando sotto la soglia nazionale (3% invece del 4%). Al governo è invece andato per la prima volta il Partito di sinistra socialista norvegese. Lo racconta il giovanissimo vice presidente Lysbakken. Stanno con i laburisti. Nel 2001 avevano vinto le destre con un crollo dei socialdemocratici, a fronte di un ottimo risultato del Partito di sinistra (12%). Nel settembre 2005, la rivincita. Risalgono i socialdemocratici. Si ridimensiona un pò la sinistra. La scelta del governo è stata complicata ma necessaria di fronte alla crescita delle forze reazionarie. Lysbakken afferma che il programma di governo non è il socialismo, ma è il più avanzato dEuropa. Sono usciti dallIraq (e in Afghanistan sono fuori dal Sud). Parlano di fisco progressivo, stato sociale (5 settimane in più di congedo di maternità, ma per i padri). Si ripubblicizzano settori i servizi. La questione governo, dice, non è ideologica, ma concreta: può servire? In Norvegia sta servendo e il partito torna a crescere. Miil Frahn, del Partito socialista popolare danese racconta una situazione più difficile, per le vittorie delle destre e la divisione a sinistra. I socialdemocratici sono molto moderati e tentati da grandi coalizioni. Cè una forza liberal-radicale ambigua. La vicenda Iraq, prima ignorata, ora comincia a pesare. Come pesa la crisi del welfare che spinge a dover scegliere tra suo smantellamento più o meno temperato e il suo rilancio. Questo rende potenzialmente grande lo spazio per le sinistre alternative, anche a fronte delle difficoltà del riformismo moderato che pure qui rimane ancorato alla socialdemocrazia. Naturalmente
cè la grande questione delleuroscetticismo. Totale in Magnusson,
dirigente della Lista Rosso Verde Islandese, che è tutta fondata sulla
identità ambientalista e dei beni comuni (e del femminismo), in chiave
di sovranità isolana. Ma le culture di queste sinistre sono di per sé
cosmopolitiche e non nazionaliste (pace, diritti, altro sviluppo, cooperazione
e sud del mondo). E ciò rende possibile almeno ragionare sullEuropa
come luogo di possibile alternativa al modello liberista. Daltronde anche
altre discussioni sono necessarie. Penso a quella sul femminismo che spesso a
Nord assume percorsi diversi dal nostro su temi cruciali (dalle staminali alla
fecondazione assistita, alla prostituzione) con posizioni di "integrità
del corpo" che portano a scelte assai distanti dalle nostre. Ma ci unisce
un grande affidamento al movimento, che ci accomuna, con un a critica di fondo
del potere che non è poca cosa dopo la storia del Novecento. | |
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