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"Borsa, che errore": Rifondazione comunista invoca una riflessione sul percorso di Enìa
Intervista a Gianni Tasselli, segretario di Reggio Emilia del PRC (da Report)

La provincia di Reggio sta attraversando una fase di grandi trasformazioni, e al momento sono ancora imprevedibili le soluzioni che potranno essere date alla vicenda di Enìa. Mentre l'azienda continua a parlare di Borsa, in tanti all'esterno danno ormai per scontata una nuova fusione con qualche soggetto ancora più grande. Qual è al proposito la posizione dei rifondatori?

"Noi non siamo appassionati di giochi societari e finanziari. Riteniamo che quando si parla di piano industriale si debba parlare del ruolo e della funzione di Enìa: non è certamente con le fusioni che questa impresa riuscirà nell'intento di dare un servizio al nostro territorio. In altre parole correre su questa strada porterebbe ad essere schiavi del mercato e vassalli di qualcun altro. E' comprensibile che si voglia valutare attentamente la società per il patrimonio che rappresenta ma non va dimenticato che questo patrimonio l'hanno pagato i cittadini e non coloro che fanno speculazioni in Borsa. E' per questo che siamo contrari a questo tipo di percorso che invece il sindaco di Parma caldeggia per evidenti interessi di bottega".

Un atteggiamento del genere dal sindaco di Parma era prevedibile. Ma qual è il vostro giudizio sull'atteggiamento del sindaco di Reggio?

"Ubaldi da un lato vuole forzare la quotazione in Borsa (come specificicano i patti parasociali nella parte vincolante), dall'altro dice che le quote di Enìa non sono strategiche per il Comune di Parma; se le vuole vendere, a Reggio abbiamo i compratori e siamo in grado di gestire quello che serve. Per quanto riguarda Delrio abbiamo apprezzato il suo atteggiamento di prudenza. Per noi è molto importante riflettere bene sul futuro della società, anche per altri fattori di tipo politico che si evidenzieranno nei prossimi mesi".

Dicendo così, lei lascia intravedere scenari oscuri. Non può farci un'anticipazione?

"Niente di oscuro. E' evidente, a chi lo vuol riconoscere, che nel programma dell'Unione nazionale sono stati fatti passi avanti significativi riguardo ad esempio alla questione della gestione pubblica dell'acqua. La nuova legge delega ambientale recupererà una serie di principi e di programmi politici che a Roma sono chiari ma che in questa parte dell'Emilia ancora non sono conosciuti o riconosciuti. Da questo punto di vista non si può non vedere una arretratezza di progettualità politica che pervade l'Ulivo nostrano: ci sono sindaci in provincia che sono rimasti con l'orologio biologico-politico al 1996, mentre invece sono passati dieci anni con un cambiamento di sensibilità nella società e di impostazione politica che ci hanno portato a vincere le elezioini con il programma dell'Unione. Dunque non è il caso di fermarsi a riflettere sul futuro di Enìa in un quadro che prefigura nuovi assetti anche a livello nazionale?".

Proprio questo è il punto. Non le sembra che le decisioni fondamentali su Enìa stiano arrivando da luoghi lontani?

"Può darsi. A noi interessa che i Comuni abbiano coscienza della gestione territoriale, non solo dal punto di vista del ragioniere capo del Comune ma da un punto di vista di politica progressiva e progressista di gestione del territorio, in intima connessione con un'idea partecipativa della democrazia. In altre parole i sindaci devono interpretare in modo nuovo le attese dei cittadini, e non pensare di farsi assorbire dalle logiche puramente finanziarie".

Qualora si arrivasse comunque alla quotazione in Borsa, quale sarà l'atteggiamento di Rifondazione nei consigli comunali?

"Qui va ripresa una discussione aperta, franca e libera con consigli comunali aperti ai cittadini perché si parla di quello che questa impresa può fare per tutti. La gestione dei beni comuni, come l'acqua e l'energia, sono questioni che investono la vita di tutti e per tutti deve essere consentita una partecipazione alla discussione. Noi come forza politica abbiamo ritenuto di dare un impulso a questo tipo di impostazione con la campagna sull'acqua come bene comune e con il bilancio partecipativo che proponiamo in vari comuni dove siamo in maggioranza e anche dove siamo all'opposizione, proprio perché la nostra democrazia vive se i cittadini possono anche intervenire sul futuro della gestione territoriale dei beni comuni".

Quindi, pare di capire che il vostro atteggiamento sulla Borsa potrebbe ammorbidirsi qualora venisse scorporata almeno la gestione dell'acqua. E' una giusta interpretazione?
"Riteniamo che la quotazione in Borsa sia lo strumento sbagliato e non vorrei da questo punto di vista rimettermi a citare Adam Smith. Il nostro atteggiamento è funzione della discussione e delle possibilità di politiche innovative nel campo dell'acqua, dell'energia, dei rifiuti, delle telecomunicazioni, eccetera".

Ma voi credete che questa vostra posizione possa fare proseliti nel tessuto non solo sociale ma anche economico locale?

"Certamente le prese di posizioni di Nello Ferraroni, presidente Confapi, e delle centrali cooperative reggiane sono state da noi apprezzate. Sono il segno di un interesse non solo economico ma anche più propriamente politico: la gestione del territorio è qualcosa che interessa tutti, anche le categorie imprenditoriali. Per questo le riteniamo apprezzabili anche nel merito perché se le imprese locali, piccole imprese e coperative, si pongono il tema di come gestire i beni comuni anziché massificare le scelte economiche, questo può essere un buon viatico per intraprendere una discussione aperta e non già preconfezionata. Ad esempio, chi lo dice che non possano funzionare meglio le public companies piuttosto che aziende spa quotate in Borsa? Oppure che Enìa non possa essere partecipata con veri e propri progetti industriali anche da piccole e medie imprese e cooperative, aziende legate al nostro territorio?".

Da parte dei sindacati che tipo di atteggiamento avete riscontrato?

"Un atteggiamento positivo e interlocutorio. Anche loro ritengono di dover essere tenuti in debito conto in una discussione che deve servire a progettare il futuro. Per questo la posizione dei sindacati espressa qualche mese fa è per noi di conforto e di interesse. E' chiaro che da questo punto di vista tutti questi interlocutori reggiani dovrebbero essere messi attorno a un tavolo insieme alle forze politiche e istituzionali perché nessuno sia escluso da una problematica molto importante che interessa il futuro dei cittadini utenti e dei nostri territori".

In questa fase di transizione, che elementi avete potuto trarre dai piani industriali di Enìa?

"Elementi scarsi per ora, che hanno a che fare con le forme societarie e la finanza. Noi riteniamo che si debba ancora scrivere un vero piano industriale. Per esempio, l'espansione del piano regolatore dovuta alla giunta precedente del Comune di Reggio sta mostrando la corda proprio perché il depuratore della città non ce la fa più. E qui abbiamo il primo problema sulla gestione delle acque. Se gli acquedotti sono stati ben gestiti, la chiusura del ciclo è ancora da riprogettare o da rivedere. Secondo esempio, sulla gestione dei rifiuti proprio non ci siamo. La raccolta differenziata spinta porta a porta dovrebbe essere estesa obbligatoriamente per legge dappertutto. La prevedeva il decreto Ronchi nel 1996 e se si applica nei paesini del Trentino con poche centinaia di abitanti e a Berlino che di abitanti ne ha 3 milioni e mezzo allora si può fare anche a Reggio in tutta la provincia. Solo va gestita con attenzione, in particolare sulla raccolta dell'organico come ha dimostrato l'esperienza della circoscrizione 7. Su questo noi chiediamo l'applicazione dell'ordine del giorno votato in consiglio comunale, la raccolta va estesa a tutto il comune di Reggio entro il 2006. Sarebbe auspicabile che il resto della provincia non dormisse".

Scusi, ma lei è davvero convinto che la raccolta porta a porta serva a evitare l'inceneritore?

"Sì, la raccolta porta a porta serve a evitare l'inceneritore. E anche ad arrivare alla chiusura delle discariche entro i tenpi previsti dal Piano rifiuti, ma bisogna fare due cose: estenderla con la massima velocità conferendo i Materiali Post Consumo - quelli che in gergo vengono definiti con la sigla Mpc - ai consorzi nazionali - come Conai, Coreplast e altri - e riconoscere una quota del ricavato ai cittadini utenti che mettono in atto comportamenti virtuosi. In altre parole abbassando le tariffe o riconoscendo un compenso in denaro vero e proprio. In secondo luogo occorre lavorare sugli Mpc per produrre vere e proprie filiere industriali affinché l'industria possa servirsi di queste nuove materie prime, o meglio seconde. In Germania la certificazione ambientale dei prodotti porta a far sì che anche nel campo industriale si ragioni di ciclo breve e di economia sulle materie prime per rafforzare il sistema economico nazionale".

Voi parlate di partecipazioni ad Enìa di piccole e medie imprese locali, quando la stessa Enìa ha ritenuto di stringere un accordo con un colosso come Edison per evitare di essere tagliata fuori dal mercato dell'energia. Siete sicuri di non essere dei sognatori?

"Ne siamo sicuri perchè l'esempio tedesco e danese è lì a dimostrarlo: nel campo delle energie rinnovabili in quei paesi sono state interessate le comunità locali per ridurre la dipendenza dal petrolio e il conseguente inquinamento. In Italia abbiamo strumenti eccezionali come Enea, il Cnr, l'Infn (Istituto nazionale di fisica nucleare), Infm (istituto nazionale di fisica della materia) che andrebbero tutti interessati a progetti industriali, a start up e ad incubatori che noi vedremmo bene ad esempio nell'area Reggiane, affinché tutti i soggetti che hanno potenzialità possano essere chiamati a svolgere un ruolo innovativo insieme ad Enìa, e per questa strada fare quel salto in avanti delineato nel programma dell'Unione nazionale e già compiuto in altri paesi europei che hanno amministratori più illuminati".

In questa fase i sindaci sono attivi per quanto riguarda le nomine nelle Sot. Come partito siete stati presi in considerazione? E i nomi circolati fino ad oggi vi soddisfano?

"Per quanto ci riguarda le nomine dovrebbero avere un criterio forte sulle competenze e le capacità dei soggetti. Il manuale Cencelli non ci interessa perché preferiamo conseguire risultati politici, ma non ci possiamo nascondere che le scelte e le gestioni passano per l'attività concreta degli uomini e delle donne. Vediamo una pericolosa autoreferenzialità del centrosinistra reggiano che non ha ancora compreso che siamo in una fase politica diversa da quella attivata nel 1996: il governo dell'Unione è un'altra cosa ed è bene rendersene conto al più presto. Quello che non riusciamo a capire ad esempio è cosa ci faccia un uomo come Cimoli nel consiglio di amministrazione di Enìa viste le meravigliose performance che ha prodotto sulle Ferrovie e in Alitalia".

Borsa, energia, rifiuti, acqua: avete espresso una marea di dubbi. Ma quindi a vostro giudizio Enìa deve fermarsi a riflettere?

"Devono riflettere senza fermarsi i soggetti politici, istituzionali e sociali attivando una nuova progettualità che inveri un nuovo ruolo e una nuova funzione per Enìa. Abbiamo perso troppo tempo in questioni di lotte di potere, adesso dobbiamo riflettere mentre lavoriamo a un nuovo disegno. Occorre costruire un pezzo di futuro che non sia la difesa dell'esistente ma riprenda la progettualità industriale e per questa strada possa dare nuovi servizi ai cittadini".


PARMA