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Lanalisi
punto per punto di Maurizio Zipponi, deputato, della segreteria del Prc Finanziaria,
chi ci guadagna e chi ci rimette (Montezemolo) di Stefano Bocconetti
(da Liberazione)
Non è tutta qui ma il grosso della
manovra è proprio sotto questarticolo: nelle tabelle che ridisegnano
il prelievo fiscale. La finanziaria non si esaurisce in questo, certo, ma da qui
viene tanta parte del progetto di politica economica. Con il grafico ognuno potrà
farsi i suoi calcoli. Con unavvertenza, però. Che i capitoli delle
fasce di reddito non sempre raccontano tutto. I dati Istat, le medie contrattuali,
eccetera, rivelano, insomma, solo cifre anonime. Ci sono poi le persone in carne
ed ossa, ci sono i lavoratori. Ci sono Mario Fontana, Alessandra Severi, Luigi
qualcosa e via così.
Tasse e salari Con Maurizio Zipponi,
ex segretario della Fiom di Brescia - che sta alla potente organizzazione dei
metalmeccanici un po come Seattle sta al movimento no global; in qualche
modo ne è il simbolo -, ora deputato di Rifondazione e membro della segreteria,
e che ha seguito passo passo le vicende della Finanziaria, si parte da qui per
capire cosa abbia davvero deciso il governo nellultima riunione del consiglio
dei ministri. Si parte non dai dati delle medie ma dalle persone. Si parte dalle
loro vere buste-paga. E la Fiom di Brescia, la sua Fiom di Brescia,
gli viene in aiuto anche in questa occasione. Perché lorganizzazione
sindacale da quasi dieci anni tiene sotto controllo salari e stipendi dei lavoratori
della zona. Appunto i Mario Fontana, lAlessandra Severi, i Luigi qualche
cosa. I loro dati - «davvero fra i più attendibili», aggiunge
Zipponi - raccontano che allIveco, cioè alla Fiat, il grosso dellimponibile
Irpef oscilla attorno ai 17 mila euro. Comprensivi di accordi aziendali, di integrazioni.
Di tutto. Diciassettemila euro allanno. Cifra assai bassa, «perché
nel gruppo, gli stipendi sono decisamenti ridotti». Dunque, per loro, per
gli operai dellIveco del bresciano, il risparmio annuale sulle tasse è
di 96 euro. Poco più in là, cè la Metra. Che è
tutto un altro tipo di azienda. Fa alluminio, ultratecnologica, leader del settore.
Qui, siamo sui 25 mila euro annui. Il risparmio è più contenuto:
quaranta euro. Questo gli operai. Ma le altre figure professionali? Ecco, allora,
i dati dellItalpresse. La busta-paga dellimpiegato - comprensiva di
tutto ma al netto del 9 % di contributi previdenziali, che non sono calcolati
nella base imponibile Irpef - è di 20.500 euro. Lui, limpiegato dellItalpresse,
risparmierà 68 euro. Una
prima battuta di valutazione. «In questi giorni di sciopero dei giornali,
dove nelle edicole si trovavano solo le testate di destra, ho letto davvero di
tutto: dai comunisti che avrebbero preso il potere al tartassamento dei ceti medi».
La prima affermazione, ovviamente, non vale una replica, non può essere
presa sul serio. La seconda, vista anche la virulenza della campagna, forse merita
una battuta. Questa: «Vorrei che la discussione uscisse dalle astrazioni.
Insomma: quella dei ceti medi non è una categoria dello spirito,
non disegna un valore morale. Noi intendiamo per ceto medio quelle figure, quelle
famiglie che hanno un livello di reddito che consente loro di far fronte al problema
abitativo e consente di progettare un percorso scolastico per i propri figli».
Se questa è la definizione, e se si considera che ormai i livelli retributivi
dellindustria possono essere tranquillamente equiparati a quella della pubblica
amministrazione, «si può tranquillamente dire che il 90 per cento
di quella categoria, il cosiddetto ceto medio, ha solo da guadagnarci da questa
finanziaria». Tanto più, se si considera che aumentano le detrazioni
per i figli. Per quasi tutti. Ci rimettono i redditi alti, altissimi. E
allora? «E allora, io penso che siamo davanti ad una prima, leggera, piccola
quanto si vuole, ma ad una prima operazione di spostamento del reddito. Insomma,
non possiamo scordarci che dal 92 al 2004, il 10 % redditi, in questo paese
si sono spostati dalle buste-paga alle rendite. Ora si comincia il percorso inverso.
So perfettamente che le quantità sono insoddisfacenti ma da vecchio sindacalista
so che la cosa più importante è la strada che si prende: il resto
occorre costruirlo». La
storia della Finanziaria Come si è arrivati a tutto questo? «Tutto
comincia col varo del programma dellUnione. Ricordi quanti ironizzavano
sul documento di 280 pagine? Bene, io dico: meno male che si è scelta la
strada di un progetto così dettagliato. Dove appunto cera scritto
che lobiettivo era provare a risarcire le categorie che più avevano
pagato in questi anni. Poi, dopo la vittoria elettorale, stentata ma vittoria,
ottenuta su quel programma, cè stato il decreto Bersani. Che ha dato
il segno, di quali categorie debbano essere chiamate ad unopera di risanamento».
E dopo tanti decenni, segnati dalle manifestazione sotto Palazzo Chigi dei metalmeccanici,
edili, chimici - categorie depauperate - in quei giorni si sono visti in piazza
i tassisti, i farmacisti, gli avvocati. «Un segnale anche questo».
Poi allinizio dellestate, il Dpef. Con la scelta dei capitoli di spesa
- sanità, enti locali, pubblico impiego - dove Padoa Schioppa voleva risparmiare.
Documento approvato senza il voto del ministro Ferrero. Ma col plauso della Confindustria.
A settembre, la situazione sembrava proprio precipitare: si è cominciato
a parlare di interventi sulle pensioni, fino ai tagli - progettati, progettati
al punto da essere sottoposti alla discussione col sindacato - sulla scuola. Infine,
il varo della Finanziaria vera e propria. Con lopposizione dichiarata della
Confindustria. Pensioni «Io
credo - continua Zipponi - che sia stata importantissima la battaglia di Rifondazione
per tener fuori le pensioni della manovra». Battaglia vincente. Vincente
perché è stata sconfitta «lidea, idea presente in tanta
parte del centrosinistra, di far cassa con il sistema pensionistico». Zipponi
dice queste cose, mostrando un elenco sterminato di e-mail. Tutte firmate dalle
Rsu, i vecchi consigli di fabbrica. Messaggi tutti simili: abbiamo battuto il
governo Berlusconi-Bossi anche e soprattutto sulle pensioni, i lavoratori non
tollererebbero che si tornasse indietro, anche solo di un millimetro dalla promessa
di cancellare lo scalone. Promessa che Rifondazione è comunque intenzionata
a rispettare quando se ne parlerà. Lattacco alle pensioni è
stato accantonato per ora ma non sconfitto. «La questione è stata
rimessa sui binari giusti. Ora le pensioni devono diventare tema di trattativa
col sindacato. Naturalmente questa posizione sarebbe molto più forte se
fosse in grado di elaborare una proposta unitaria». Rifondazione, dal canto
suo, quando comincerà la discussione presenterà il suo progetto.
«Ma certo una cosa si può già dire: sarà più
facile sconfiggere chi, anche dentro il governo, pensa di risparmiare sulla pelle
dei pensionati, se a quellappuntamento non ci si arriverà solo con
una bella serie di seminari. Ma con un forte movimento sociale e con impegno:
che i lavoratori saranno sempre e comunque coinvolti. Con unampia discussione
e con un voto sugli accordi». Quel
che non va nella Finanziaria Una premessa: «Dove sta scritto che
la Finanziaria comincia e finisce nel consiglio dei ministri? Cè
anche un Parlamento che deve votarla». Due frasi che stanno ad indicare
che Rifondazione non considera chiusa la partita. Soprattutto per correggere quelle
parti, e sono più di una, considerate «irricevibili». Una su
tutte: il ticket da pagare al pronto soccorso. Ticket salatissimo: 36 euro. Da
cui si è esonerati nel caso di ricovero ma andrebbe pagato se i sanitari
si limitano alla visita durgenza. «Ed è profondamente sbagliato.
Sbagliato quasi simbolicamente, perché colpisce davvero solo gli ultimi».
Sono loro, i migranti, quelli senza permesso, senza assistenza che si rivolgono
soprattutto ai pronto soccorso dei nosocomi. E spesso rifiutano il ricovero per
timore di conseguenze. Un ticket di queste genere andrebbe solo a penalizzare
loro. A penalizzare i già penalizzati. E ancora. Gli enti locali: «Non
è facile mandare giù lidea che le amministrazioni debbano
far crescere il prezzo al pubblico dei servizi per mantenere gli stessi standard.
Sarebbe gravissimo». Precariato Infine,
ma non certo per ordine di importanza, il famoso cuneo fiscale. Che la sinistra
dellUnione voleva diviso equamente. Metà al lavoro, metà alle
imprese. Invece finirà al 60 % alle industrie. Certo, non a tutte. «Almeno
siamo riusciti a far passare lidea che gli sgravi siano destinati a quelle
imprese che investono nel lavoro a tempo indeterminato». Insomma, anche
dentro un provvedimento che non soddisfa cè un segnale, un piccolo
segnale di «inversione di tendenza». Anche su un tema delicato come
quello del precariato. Della lotta al precariato. E non è lunico
segnale. «Perché ce ne sono altri. Certo il problema è mettere
mano a tutta la legislatura in materia, non solo alla legge 30 ma anche alla Treu,
perché - è inutile girarci attorno - tutta comincia da lì.
Detto questo, però, ci sono fatti importanti e non possiamo sottovalutarli».
Come lassunzione di 150 mila precari nella scuola. «E ricordiamoci
che la discussione nel settore è cominciata con la richiesta di bloccare
per anni le assunzioni». Lopposizione
della Confindustria Prima si parlava di cuneo fiscale. Di soldi che arriveranno
alle imprese. Eppure Montezemolo sè detto assai deluso da questa
finanziaria. Zipponi immagine la ragioni: il documento, le leggi che laccompagneranno
prevedono misure che non possono piacere alle grandi imprese. Cè
un aumento della quota che spetta pagare alle imprese nei contributi, ci sono
norme che, sempre e solo a carico delle aziende, elevano i versamenti per gli
apprendisti (che è la forma più diffusa di precariato), ci sono
le nuove leggi pensate per provare a fermare le stragi bianche. Il lungo elenco
di omicidi sul lavoro. «Posso immaginare che la Confindustria scelga di
schierarsi allopposizione. Ma anche qui, chiederei a Montezemolo un minimo
di dignità politica: se si è contrari alla finanziaria va bene.
Ma
almeno si rifiuti il cuneo fiscale, si dica che non sono bene accetti quei trasferimenti».
Ancora: «Nel documento è previsto il finanziamento della disoccupazione
speciale per seimila lavoratori». Significa che i grandi gruppi, Fiat, telecomunicazioni,
potranno procedere alla ristrutturazione che hanno in mente. Mettendo in cassa
integrazione un gruppo di operai, che passeranno poi alla disoccupazione speciale
e al prepensionamento. «Cosa che il sindacato e la sinistra non chiedono.
Lo vogliono loro. E allora debbono mettersi daccordo con loro stessi: non
possono tutti i momenti chiedere che sia elevata letà pensionabile
e poi accettare i prepensionamenti, perché tolgono loro le castagne dal
fuoco».
E
questa comunque lunica opposizione che Zipponi teme davvero. «Quella
della destra, francamente, mi sembra poco cosa. Le manifestazioni fatte di domenica,
con Forza Italia che paga i trasferimenti in pullman, lasciano il tempo che trovano.
Sono gite non manifestazioni». Il problema per lui è proprio la Confindustria:
«Perché credo che le pressioni arriveranno. E saranno rivolte a settori
dellattuale maggioranza». In
conclusione «Nessuna rivoluzione. Cè un primo passo
per attuare il programma dellUnione che è e resta lunica garanzia
per far durerare questo governo. Noi in Parlamento ci impegneremo per difendere
le parti buone di questa finanziaria e per correggerne gli errori. Che ci sono
e guai a tacerli. Dovremo contrastare le destre, impedire che la Confindustria
passi fra le fila della maggioranza. Ma non possiamo farlo da soli». Che
vuol dire? Invece della solita risposta sul valore del conflitto, Zipponi risponde
con un esempio. «Oggi sono in piazza i lavoratori Telecom. Noi dobbiamo
essere con loro. Perché è anche in questa battaglia che si decide
tanta parte delle scelte per il nostro paese. Che riguardano la finanziara e il
dopo. Riguardano il ruolo che deve avere il pubblico in settori chiave.
Con un movimento forte, tutto sarà più semplice».
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